mercoledì 30 marzo 2016

Buona Pasqua! Surrexit Christus spes mea! Cristo mia speranza è risorto!

A tutti i lettori di questo mio blog auguro una buona celebrazione della Risurrezione del Signore!

«Sono io, infatti, il vostro perdono, io la Pasqua della redenzione, io l'Agnello immolato per voi, io il vostro lavacro, io la vostra vita, io la vostra risurrezione, io la vostra luce, io la vostra salvezza, io il vostro re. Io vi porto in alto nei cieli. Io vi risusciterò e vi farò vedere il Padre che è nei cieli. Io vi innalzerò con la mia destra». 
 
Dall'«Omelia sulla Pasqua» di Melitone di Sardi, vescovo


domenica 20 marzo 2016

Osanna!

Per confermare la comune risurrezione, prima della tua passione, hai risuscitato Lazzaro, o Cristo Dio, onde anche noi, come i fanciulli, portando i simboli della vittoria, a Te, vincitore della morte, gridiamo:

Osanna nel più alto dei cieli, 
benedetto Colui che viene nel nome del Signore.

Sepolti assieme a te o Cristo Dio nostro, per mezzo del battesimo e della tua risurrezione siamo resi degni della vita immortale. Perciò inneggiando gridiamo a Te:

Osanna nel più alto dei cieli,
 benedetto colui che viene nel nome del Signore.

O Cristo Dio, che nei cieli sei assiso sul tuo trono e sulla terra siedi su un puledro, ti siano accette anche le lodi degli Angeli e le acclamazioni dei fanciulli Giudei che a te gridano:

Benedetto sei Tu che vieni a rialzare il caduto Adamo.

Dalla Liturgia bizantina


lunedì 7 marzo 2016

Una nuova "passione" per il canto liturgico

Abbazia di San Paolo fuori le mura
Passione di nostro Signore Gesù Cristo
Libreria Editrice Vaticana 2016
55
pp. 128 




Il documento Paschalis sollemnitatis parlando della domenica delle Palme ricorda: 

La storia della Passione riveste particolare solennità. Si provveda affinché sia cantata o letta secondo il modo tradizionale, cioè da tre persone che rivestono la parte di Cristo, dello storico e del popolo. Il “Passio” viene cantato o letto dai diaconi o dai sacerdoti o, in loro mancanza, dai lettori, nel qual caso la parte di Cristo deve essere riservata al sacerdote.
La proclamazione della Passione si fa senza candelieri, senza incenso, senza il saluto al popolo e senza segnare il libro; solo i diaconi domandano la benedizione del sacerdote, come le altre volte prima del Vangelo. Per il bene spirituale dei fedeli è opportuno che la storia della Passione sia letta integralmente e non vengano omesse le letture che la precedono.
Si ricorda che il testo della Passione del Signore può essere letto o cantato. In merito, l'adattamento liturgico in Italia è stato, come su altri fronti, misero e di scarsa qualità. Il risultato è stato che nella maggiorparte delle chiese parrocchiali, comprensibilmente, e delle cattedrali italiane si sia abbandonato il canto liturgico della Passione nella domenica delle Palme e nella celebrazione del Venerdì santo. Dove si è voluto rimanere fedeli alla natura straordinaria del Triduo, è rimasto il canto in forme spesso manoscritte o non edite. Riteniamo sia un caso a parte l'impegno lodevole di mons. Marco Frisina che in concomitanza con le celebrazioni delle Palme presiedute dal papa in piazza san Pietro ha composto delle melodie nuove per le passiones secondo i sinottici e secondo Giovanni per il venerdì Santo.

A questo si unisce un'importante iniziativa editoriale ad opera dei monaci dell'Abbazia benedettina di san Paolo fuori le mura. 
Per rispondere all'esigenza di essere fedeli alla propria tradizione monastica di cura della liturgia e di preservazione del canto della Chiesa romana, il gregoriano, i monaci del cenobio ostiense hanno provveduto a studiare ed elaborare un nuovo prezioso sussidio liturgico che riporta in notazione quadrata e con testo in italiano le quattro Passiones evangeliche.

L'edizione delle Passiones utilizza il patrimonio gregoriano in notazione quadrata e la versione italiana del testo evangelico secondo la traduzione ufficiale CEI del 2008, attualmente in uso.  
Il nuovo testo è già disponibile presso la Libreria Editrice Vaticana che lo ha stampato e può essere acquistato, con sconti considerevoli, anche presso l'Abbazia di san Paolo.

Siamo di fronte al frutto di un impegno oneroso che sicuramente potrà essere un incentivo alla cura e preparazione del Triduo, considerata l'importanza e il valore che ha nella vita di noi credenti. 

domenica 14 febbraio 2016

Buona Domenica di Quaresima

Affresco della crocifissione, Santa Maria Antiqua, Roma
Ecco perché il nuovo è stato sostituito al vecchio e perché colui che aveva provato la passione è stato ristabilito dalla Passione nel suo stato primiero: per ogni cosa che ci apparteneva è stata data in cambio ogni cosa di colui che è al di sopra di noi, e l’economia della bontà verso colui che la sua disobbedienza aveva fatto cadere si è trasformata in un nuovo mistero.

Ecco l’origine della Natività e della Vergine, l’origine della greppia e di Betlemme. La creazione spiega la Natività, la donna spiega la Vergine. Il motivo di Betlemme è l’Eden; il motivo della greppia è il Paradiso. Ciò che è grande e nascosto rende conto di ciò che è piccolo e visibile. Ecco perché gli angeli proclamano la gloria dell’essere celeste e poi terrestre; perché i pastori vedono la gloria di colui che è agnello e pastore; perché la stella mostra la via; perché i Magi si prostrano recando doni per distruggere il culto degli idoli.

Ecco perché Gesù è battezzato, riceve testimonianza dall’alto, giovane, è tentato e trionfa da trionfatore. Ecco perché i demoni sono cacciati, i malati guariti, il grande annuncio affidato ai piccoli e da essi portato felicemente a termine.

Ecco perché le nazioni fremono e i popoli meditano vani progetti (Ps 2,1); ecco perché il legno si erge contro il legno e le mani contro la mano (Gn 3,24): quelle che si sono tese generosamente si oppongono a quella che si è fatta avanti senza ritegno, quelle che sono state inchiodate a quella che si è aperta, quelle che uniscono le estremità della terra a quella che ha cacciato Adamo.

Ecco perché l’elevazione si oppone alla caduta, il fiele al gusto, la corona di spine all’impero del male, la morte alla morte; ecco perché le tenebre si diffondono a causa della luce, la tomba si oppone al ritorno alla polvere e la risurrezione risponde all’insurrezione. Tutto ciò era per Dio un mezzo per educarci e guarire la nostra debolezza ristabilendo il vecchio Adamo nello stato da cui era caduto e conducendolo presso "l’albero della vita" (Gn 2,9) da cui l’albero della conoscenza, a causa del suo frutto preso intempestivamente e svantaggiosamente, ci aveva separati.

Gregorio Nazianzeno, II orat. in S. Pascham, 23-25

martedì 9 febbraio 2016

Mercoledì delle Ceneri 2016

In occasione della celebrazione dell'inizio della quaresima con l'imposizione delle ceneri rispondo in questo post a due domande che continuamente sento, almeno da 15 anni, circa due questioni inerenti la liturgia del Mercoledì delle ceneri. 

La prima domanda riguarda il canto del Kyrie.  

Si canta quando è prevista l'omissione dell'atto penitenziale?

Leggendo per esteso le rubriche del Messale si incappa nel solito problema che apparentemente non si sa quale norma seguire.

Il caso solito di “sostituzione dell’atto penitenziale” è l’aspersione domenicale con l’acqua benedetta. Al n. 1 p. 1031 la formula “il rito sostituisce l’atto penitenziale all’inizio della Messa”, per la struttura intrinseca del rito prevede l’eliminazione del Kyrie.

Negli altri casi si “sostituzione”, come in particolare per le ceneri e, qualche giorno fa, per la festa della Presentazione al Tempio, la ratio liturgica non dovrebbe conformarsi al rito precedentemente descritto, come del resto avviene nella prassi in cui il Kyrie viene SEMPRE soppresso.
Unico caso comprensibile, riguarda la liturgia papale e,
anche se quest'anno non in uso, la statio a santa Sabina, per cui il Kyrie è eliminato perché c’è nell’ectenia al canto delle litaniae sanctorum. In realtà seguendo l’OGMR nn. 51 e 52 si evince che l’ “atto penitenziale” è fatto di 4 parti:

1.     il sacerdote invita all’atto penitenziale”
2.     pausa di silenzio
3.     atto compiuto da tutti con la formula di confessione generale
4.     “e si CONCLUDE con l’assoluzione del sacerdote”
Fin qui il n. 51. Il n. 52 è la descrizione del Kyrie che quindi non appartiene più, stando al numero precedente, all’atto penitenziale m,a come il Gloria e il Credo, è assimilabile a un “atto a sé stante” (cfr. 37). Inoltre il n. 52 afferma che “Dopo l’atto penitenziale ha sempre luogo il Kyrie eleison, a meno che non sia già stato detto durante l’atto penitenziale. Essendo un canto col quale i fedeli acclamano il Signore e implorano la sua misericordia, di solito viene eseguito da tutti, in alternanza tra il popolo e la schola o un cantore”.     

C'è da ricordare anche il Caeremoniale episcoporum che al n. 255 indica la possibilità di sopprimere anche il Kyrie con l'inciso di poterlo omettere secondo l'opportunità, dalla fisionomia del tutto incomprensibile.
QUINDI, se l’atto penitenziale si conclude con l’assoluzione del sacerdote, e DOPO l’atto penitenziale ha SEMPRE luogo il Kyrie, tranne nel caso citato dell’aspersione domenicale che è un rito a parte e nel quale non è compreso, il mercoledì delle ceneri “si omette l’atto penitenziale” (p.66) ma si canta il Kyrie. A prova di tutto ciò si può addurre storicamente la descrizione della messa nel III-IV secolo che non prevedeva nessun atto penitenziale ma aveva l’invocazione del Kyrie, con a seguire la diatriba con i bizantini che cantano solo Kyrie eleison mentre i latini hanno anche l’invocazione Christe eleison.

Il sacerdote che celebra da solo, può imporsi le ceneri da se stesso?
In merito l’Ufficio liturgico della Diocesi di Roma ha pubblicato una serie di note che affermano, come si può controllare dal link, la seguente risposta, non molto diretta e quindi facilmente reinterpretabile:

1.
Se è presente un secondo ministro ordinato, questi impone le ceneri al celebrante principale, usando le formule consuete. 

Questo è il primo caso, per cui nell'ipotesi che si sia un secondo ministro questi impone le ceneri al celebrante. Non essendo stati posti altri casi per esclusione il sacerdonte non può imporsi le ceneri da solo.

2. Ministro dell’imposizione delle ceneri è soltanto il vescovo, il presbitero e il diacono. Il Messale non prevede di affidare l’imposizione delle ceneri a ministri istituiti o a ministri straordinari della comunione; né prevede di inviare i ministri straordinari perché rechino le ceneri ai malati. 


Affermando la ministerialità della distribuzione delle ceneri, si esclude che qualsiasi altro che interviene alla celebrazione possa imporre le ceneri al sacerdote.


Ne deriva che il celebrante non si impone le ceneri da solo. Essendo un sacramentale e un gesto di penitenza che comunque si fa dinnanzi ad un ministro della Chiesa, non credo sia opportuno “ricevere” da se stesso un segno di penitenza esteriore che deriva comunque ritualmente da un altro.

Buona Quaresima 2016! 

giovedì 14 gennaio 2016

Dalla creazione ai Magi. Aditus e reditus nell'Incarnazione



La festa dell'Epifania del Signore è tra le più solenni e ricche di temi di approfondimento per la sontuosità dei testi che si affastellano nei formulari liturgici, nelle letture bibliche e in quelle patristiche. Particolarmente degno di nota è l'accostamento tra le simbologie bibliche della luce e delle tenebre soprattutto grazie alla stella, la cui visione è per i Magi fonte di gioia. La stella che fa da guida e rifulge nella notte è anch'essa foriera di diversi messaggi teologici.
Innanzitutto nella festa dell'Epifania del Signore si continua ad adorare la sua nascita nella vera carne, una nascita umile e semplice, fragile e sottomessa a tutte le miserie della lontananza dalla propria casa e e dal proprio ambito di vita comune. Dai testi della solennità dell'Epifania si evince facilmente che la nascita di Gesù non è un evento che riguarda solo i figli del popolo d'Israele ma è un evento che dice qualcosa anche al mondo “esterno” di coloro che non appartengono al resto d'Israele e quindi per l'intera umanità di cui sono i rappresentanti i Magi stessi. In quanto uomini in ricerca, e non antesignani dei moderni millantatori da oroscopo, nel ricercare la stella e ricollegarla alla nascita di un re, sono coloro che riconoscono nella creazione l'opera del Creatore, la sua “firma” indelebile per cui ricercare la stella e i fenomeni a essa legati significa fare un percorso di ricerca a ritroso che rimanda all'opera creatrice di Dio perché «i cieli narrano la gloria di Dio» ( Sal 19, 2). Mentre la stella rivela un un re e i magi si mettono in cammino fino a giungere dinnanzi al Bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia dall'altra parte si vedono due tendenze, quella degli scribi e dei dottori della legge che con le loro parole fanno della Parola un semplice atlante quasi ad essere loro le vere guide per i Magi ed Erode che al sentore di un usurpatore del suo regno prende coscienza e agisce come contro un nemico. Due tipi di personaggi che spesso noi incarniamo quando cerchiamo di togliere di mezzo un Dio che viene a spodestarci dalla sovranità sulle nostre esistenze, un “nemico” che però è il re pacifico che tutti vogliono lodare, «Rex pacificus magnificatus est, cuius vultum desiderat universa terra» e anche «Magnificatus est Rex pacificus super omnes reges universae terrae» (antifone dei Salmi dei II vespri di Natale).

La stella ed il suo legame con la creazione, quasi segno visibile che interroga l'uomo perché possa compiere il suo viaggio verso la verità che c'è dietro l'essere, mi spinge ad interrogarmi su un particolare della storia dell'arte, la porta di san Ranieri di Bonanno Pisano custodita nel Museo dell'Opera della cattedrale di Pisa, realizzata tra il 1180 e il 1181, in bronzo e proveniente dal transetto destro della Cattedrale di Santa Maria Assunta di Pisa.
Essa è costituita da ventiquattro formelle fissate da cornici applicate alla struttura lignea di sostegno con chiodi ferrei nascosti da rosette di bronzo. Le formelle illustrano scene del Nuovo Testamento secondo una lettura dal basso verso l'alto.
Le mosse del nostro contributo partono dall'ultima formella in basso a destra della porta 
La formella in questione presenta in alto a destra l'indicazione magis ed è composta da due scene. La prima meno evidente e di formato minore è una sequenza tripartita che racconta la creazione, il peccato originale e la cacciata dal paradiso terrestre. 


  Su una “via” sopraelevata che funge quasi da arco sovrastante la scena iniziale della creazione dell'uomo e della donna si stagliano le figure dei tre Magi che a cavallo, seguendo la stella raggiungono il bambino Gesù. Ma questo lo sappiamo dal Vangelo e non dall'immagine fusa da Bonanno che infatti degrada lasciando un senso di incompiutezza nella formella che così è orientata verso la  scena della Natività nella formella successiva.
L'interrogativo è sul perché Bonanno abbia voluto rappresentare i Magi in cavalcata verso Betlemme costruendo una scena su due livelli di cui quello inferiore è dato dalla creazione/peccato originale/cacciata dal paradiso.
Cominciamo con il dire che la formella ci consegna l'idea di un percorso dinamico e riassuntivo della storia della salvezza perché all'aditus che inizia con la creazione, dalla cacciata del paradiso inizia un percorso ideale dell'historia salutis che viene ripreso nel reditus dalla via che i Magi percorrono verso la città di Davide.



Con il Catechismo della Chiesa Cattolica ricordiamo il nostro legame con Adamo e con il suo peccato:

«Tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo. San Paolo lo afferma: “Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori” (Rm 5,19); “Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Rm 5,12). All'universalità del peccato e della morte l'Apostolo contrappone l'universalità della salvezza in Cristo: “Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita” (Rm 5,18)»

All'universale condizione di peccato sancita da Adamo il Catechismo affianca l'universale opera di salvezza realizzata da Cristo con la passione, la morte in croce e la Risurrezione al terzo giorno; ad Adamo si sostituisce il “nuovo Adamo” (1 Cor 15,21-22.45). E così leggendo l'inno del comune della Beata Vergine Maria, il GloriosaDomina, nella seconda strofa leggiamo

Quod Eva tristis abstulit,
tu reddis almo germine;
intrent ut astra flebiles,
sternis benigna semitam.



La gioia che Eva ci tolse
ci rendi nel tuo Figlio
e dischiudi il cammino
verso il regno dei cieli.

Attraverso la nascita dalla Vergine torna a noi nel Figlio la gioia tolta dal peccato originale e si apre davanti a noi il nuovo cammino verso il Regno, che è Gesù stesso.
Nella
lettura di questo ciclo figurativo di Bonanno di Pisa ci pare quindi di vedere un percorso molto chiaro che ci sembra perfettamente sintetizzato nel n. 2 della Lumen Gentium:

«L'eterno Padre, con liberissimo e arcano disegno di sapienza e di bontà, creò l'universo; decise di elevare gli uomini alla partecipazione della sua vita divina; dopo la loro caduta in Adamo non li abbandonò, ma sempre prestò loro gli aiuti per salvarsi, in considerazione di Cristo redentore, “il quale è l'immagine dell'invisibile Dio, generato prima di ogni creatura” (Col 1,15). Tutti infatti quelli che ha scelto, il Padre fino dall'eternità “li ha distinti e li ha predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29). I credenti in Cristo, li ha voluti chiamare a formare la santa Chiesa, la quale, già annunciata in figure sino dal principio del mondo, mirabilmente preparata nella storia del popolo d'Israele e nell'antica Alleanza, stabilita infine “negli ultimi tempi”, è stata manifestata dall'effusione dello Spirito e avrà glorioso compimento alla fine dei secoli. Allora, infatti, come si legge nei santi Padri, tutti i giusti, a partire da Adamo, “dal giusto Abele fino all'ultimo eletto”, saranno riuniti presso il Padre nella Chiesa universale».

Dunque il parallelo tra la creazione/peccato originale/cacciata dal paradiso e la cavalcata dei Magi, l'aditus e il reditus cui accennavamo sopra, si giustifica proprio nel considerare la condizione umana che tutti ci accomuna in Adamo, il peccato che segna la separazione da Dio e il mistero dell'Incarnazione che segna la cifra del nostro riscatto per l'opera della redenzione che da esso prende le mosse, come in Rm 5,16 «E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione».
Quindi come dopo la caduta di Adamo l'eterno Padre non ha fatto mancare «gli aiuti per salvarsi, in considerazione di Cristo redentore» in Bonanno si vede che questo cammino riconquista la meta con i Magi che si affrettano a raggiungere Betlemme dove il “nuovo Adamo” è giunto per ristabilire la salvezza. I Magi corrono verso la meta del riscatto alla fonte della grazia, "quod Eva tristis abstulit" è ora riconquistato nell'adorazione che i magi fanno del Bambino avvolto in fasce. Questo percorso è velatamente descritto anche nei testi del Natale e dell'Epifania.





I prefazi natalizi rappresentano il percorso della formella della porta di san Ranieri in tre tappe. Il prefazio I del Natale afferma infatti «Nel mistero del Verbo incarnato è apparsa agli occhi della nostra mente la luce nuova del tuo fulgore, perché conoscendo Dio visibilmente, per mezzo suo siamo rapiti all’amore delle realtà invisibili», così come la stella appare ai Magi che corrono ad adorare il nuovo Re che è nato così per noi che celebriamo il Natale “rifulge una luce” (cfr. l'antifona d'ingresso della messa dell'Aurora Lux fulgebit) che l'incarnazione. In modo ancora più incisivo il mistero della redenzione è ricollegato alla realtà della carne di Cristo e del riscatto realizzato nella sua perfetta umanità nel prefazio II del Natale, «Nel mistero adorabile del Natale, egli, Verbo invisibile, apparve visibilmente nella nostra carne, per assumere in sé tutto il creato e sollevarlo dalla sua caduta». La terza tappa del percorso è data dal III prefazio del Natale in cui si riassume il mistero grande della carne umana che è assunta dal Verbo e di noi che grazie a lui siamo innalzati alla dignità di figli di Dio: «In lui oggi risplende in piena luce il misterioso scambio che ci ha redenti: la nostra debolezza è assunta dal Verbo, l’uomo mortale è innalzato a dignità perenne e noi, uniti a te in comunione mirabile, condividiamo la tua vita immortale». Il percorso si chiude, o idealmente si apre, con il prefazio dell'Epifania in cui Cristo finalmente è definito luce del mondo nel quale si rivela a tutti il mistero di salvezza con il quale nell'assunzione della nostra carne mortale si apre l'accesso all'«immortalità divina».1





1«Oggi in Cristo luce del mondo tu hai rivelato ai popoli il mistero della salvezza, e in lui apparso nella nostra carne mortale ci hai rinnovati con la gloria dell’immortalità divina».

venerdì 1 gennaio 2016




 A tutti i lettori e le lettrici del mio blog
porgo i miei più cari auguri di un sereno anno nuovo!

Buon 2016!!!



O Vergine che hai generato il Dio Salvatore, 
io ti prego per essere liberato dalle avversità,
perché ora, ricorrendo a Te, 
innalzo la mia anima e la mia mente.
O sola divina Madre, 
rendi degno il mio corpo infermo 
e la mia anima di una tua visita e della tua provvidenza,
come buona Genitrice di Colui che è buono

(Canone Paraklitikòs alla Madre di Dio)
 



La Madonna di Bruges (h 128 cm), Michelangelo, 1503-1505 
Chiesa di Nostra Signora (Onze-Lieve-Vrouwekerk) a Bruges, in Belgio.