I Padri ed il Simbolo della fede

Agostino e Girolamo
Il Simbolo è il fondamento della catechesi che precedeva il battesimo. Tra l’annuncio e la celebrazione si inseriva il discorso catechetico che aiutava l’approfondimento e la personalizzazione di ciò che era stato annunciato. Si trattava della regula fidei (la regola della fede) l’insegnamento sistematico ed elementare del mistero cristiano per coloro che stavano preparandosi alla celebrazione dei sacramenti dell’iniziazione o che volevano ulteriormente sviscerare l’annuncio al fine dei rendere vera ed autentica la vitalità dell’assemblea liturgica.
Essa permetteva di guidare i credenti a vivere nella storia il momento centrale rappresentatodal mistero pasquale, per poter giungere a celebrare il culto nella pienezza. I Padri e gli scrittori ecclesiastici sono stati i principali autori capaci di spiegare il contenuto della fede in vista della celebrazione pasquale dei catecumeni nella solenne veglia del Sabato santo. Simbolo della fede viene spiegato articolo per articolo per rendere possibile la comprensione del cammino di fede.
Oltre l’omiletica sul credo, i Padri consapevoli del valore immenso della formula di fede, hanno elaborato testi, omelie e commenti, al Credo ovvero spiegazioni della fede cristiana secondo un cammino differenziato:

Difesa della fede contro le eresie


La Chiesa nei primi secoli della sua vita e della sua formazione, nelle pieghe del mondo e nell'esercizio della sua missione evangelizzatrice ha dovuto difendere e chiarire, ribadire ed approfondire con la speculazione teolgica le verità della fede rivelate contro tutti i moimenti di eresia che ne minacciavano l'integrità e che ne falsificavano il contenuto. In questo contesto l'opera di predicazione e di produzione di testi scritti da parte dei Padri, specialmente durante le celebrazioni liturgiche ed attraverso i trattati teologici o di commento alle Sacre Scritture, ha contribuito alla salvaguardia del deposito della fede. Il loro magistero per la sublimità delle argomentazioni e l'esattezza dell'esposizione della regula fidei ha portato i Concili ad affermare la sana dottrina proprio a partire dall'espressione: "Seguendo i santi Padri, all'unanimità noi insegnamo..." Nell'impegno speculativo i Padri hanno avuto modo di confrontare il contenuto della fede con il mondo filosofico antico e pagano e da qui ne sono derivati concetti e termini che oggi come all'epoca caratterizzano la teologia cristiana. Inoltre questo a portato i Padri a sottolineare l'emergenza di mettere la fede in dialogo con la ragione: “Credere per comprendere, comprendere per credere (credo ut intellegam, intelligo ut credam).

Il Credo e la catechesi

 

I santi Padri Agostino, Gregorio, Girolamo e Ambrogio
Il compito della preparazione catechistica spettava al Vescovo e quando non poteva essere personalmente presente delegava persone capaci di svolgere questo servizio di formazione.
Si ricorda che negli Atti del martirio di san Giustino risulta che egli aveva aperto una scuola catechetica per la formazione dei catecumeni.

I competenti, coloro che avevano dato il loro nome per ricevere il battesimo, si riunivano ogni giorno presso una chiesa e ricevevano l’istruzione dei vescovi o dei delegati basata principalmente sulla spiegazione della Sacra Scrittura e della storia della salvezza. Dopo la spiegazione dell’Antico Testamento il catecheta passava alla spiegazione del Nuovo, degli articoli del Credo ed alle domande del Pater noster.

Tra i Padri della Chiesa, emergono le opere di sant’Ambrogio (Explanatio symboli ad initiandos), di sant’Agostino (In traditione symboli), le catechesi di Cirillo di Gerusalemme.


La traditio symboli/redditio symboli consegna del Credo/riconsegna del Credo


Si tratta di una grande adunanza alla presenza dei competenti. La formula del Credo era ritenuta così sacra che on poteva essere divulgata o fatta conoscere ai semplici catecumeni. In queste solenni celebrazioni i competenti prossimi al battesimo ripetevano ad alta voce il Simbolo degli Apostoli che avevano imparato a memoria.
In questa occasione il Vescovo spiegava il simbolo di fede frase per frase in modo che i competenti potessero sentire, capire ed imparare il testo che avrebbero poi dovuto ripetere nella domenica successiva. A Roma era il papa che proclamava una formula di spiegazione del Credo che doveva essere fissato sulle pagine dei vostri cuori.

La redditio symboli/riconsegna del credo avveniva la mattina del Sabato santo prima dei riti battesimali. A Roma e Milano (dove ancora oggi viene praticata) la redditio aveva un carattere pubblico e solenne.

Difesa della fede


Oltre alla spiegazione del Credo in vista del battesimo i Padri, di fronte alle numerose eresie che hanno minacciato l’integrità della fede hanno esercitato il loro ministero in funzione della spiegazione, confutazione e difesa della dottrina cattolica. Al centro dell’opera dei Padri si trova la questione della regola della fede e della sua trasmissione. Per il grande dottore sant’Ireneo di Lione la regola della fede coincide in pratica con il Credo degli Apostoli e ci dà la chiave per interpretare il Vangelo. Il simbolo apostolico, sintesi del Vangelo, aiuta a capire che cosa vuol dire e come dobbiamo leggere il Vangelo stesso. Il Vangelo predicato dai Padri è stato tramandato, ricevuto ed annunziato di successore in successore. Per questo non è un’invenzione degli intellettuali al di là della fede della Chiesa. Il vero Vangelo, ricevuto e trasmesso, è l’insegnamento della fede semplice che non è altro che la rivelazione di Dio. L’insegnamento dei Padri fa capire che non esiste un cristianesimo per intellettuali, la fede della Chiesa è la fede apostolica che viene da Gesù, che viene da Dio.

I Padri hanno insegnato che la fede è pubblica e non segreta o privata, che essa è unica e crea unità.
Nei confronti del mondo pagano che ha sviluppato la sua razionalità in diverse correnti filosofiche i Padri hanno messo il loro impegno nell’argomentare gli elementi razionali della nostra fede. Ne è un esempio questo frammento:

Sant'Agostino nel suo studio, attribuito al Caravaggio
“Vi sono alcuni i quali ritengono che la religione cristiana debba essere derisa piuttosto che accettata, perché in essa, anziché mostrare cose che si vedono, si comanda agli uomini la fede in cose che non si vedono. Dunque per confutare coloro ai quali sembra prudente di rifiutarsi di credere ciò che non possono vedere, noi, benché non siamo in grado di mostrare a occhi umani le realtà divine che crediamo, tuttavia dimostriamo alle menti umane cose che non si vedono. E, in primo luogo, a coloro che la stoltezza ha reso così schiavi degli occhi carnali che giudicano di non vedere ciò che con essi non scorgono, va ricordato quante cose non solo credano ma anche conoscano, che pure non possono vedere con tali occhi”

Sant’Agostino, La fede nelle cose che non si vedono, 1,1-2.

La fede per i Padri non è una cosa astratta. Passare attraverso la porta della fede significa fare l’incontro con Cristo nel grembo della Chiesa, e questo percorso spirituale è storicamente identificabile con l’itinerario che veniva proposto a chi desiderava diventare cristiano. Dopo i riti pasquali e la redditio symboli la fede ricevuta riusciva a far entrare il cristiano in una nuova vita, in un nuovo corpo che è la Chiesa. Ma il cristiano non può rimanere chiuso. La sua missione nel mondo a vivere con le opere e la testimonianza ciò che professa.

Ancora sant'Agostino lascia a noi un insegnamento su come vivere il nostro rapporto con la formula e la regula della fede:

Ricevete la formula della fede che è detta simbolo. E quando l’avete ricevuta imprimetela nel cuore e ripetetevela ogni giorno interiormente. Prima di dormire, prima di uscire, munitevi del vostro Simbolo. Nessuno scrive il Simbolo al solo scopo che sia letto, ma perché sia meditato. E perché la dimenticanza non distrugga ciò che la diligenza ha tramandato, funzioni da libro per voi la vostra memoria. Ciò che udrete sarà l’oggetto della vostra fede e quello che crederete lo ripeterete anche con la lingua. Ha detto infatti l’Apostolo: “Con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa la professione di fede per avere la salvezza” (Rm 10,10). Questo è il Simbolo che ripasserete e che ripeterete. Le parole che avete sentito recitare si trovano qua e là nelle Scritture divine, ma da lì sono state raccolte e riassunte in un unico testo per evitare fatica alla memoria degli uomini più lenti e perché ogni uomo possa dire, possa ritenere quello che crede. Il Simbolo dunque è regola della fede, breve ma succosa, tale da istruire la mente senza appesantire la memoria: con poche parole si dicono cose con cui molto si acquista. Si chiama Simbolo perché con esso si riconoscono i cristiani”.

Sant’Agostino, Discorsi, 398, 1, 1; 213, 2

Bibliografia


La fede nei Padri della Chiesa, in Dizionario di spiritualità biblico-patristica 22, ed. A. Panimolle, Borla, Roma 1999.
La nostra porta è la fede. Un percorso con i Padri della Chiesa,  ed. A. Clerici, Paoline, Milano 2013.
F. Trisoglio, Il credo della Chiesa. La teologia dei padri nella catechesi sul simbolo niceno-costantinopolitano, Portalupi, Casale Monferrato 2004.
M. Fiedrowic, Teologia dei Padri della Chiesa. Fondamenti dell'antica riflessione cristiana sulla fede, Queriniana, Brescia 2010.


Michael Pacher, Pala d'altare con i Padri della Chiesa Occidentale: Girolamo, Agostino, Gregorio Magno e Ambrogio

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