Il sagrato delle chiese


Considerare lo spazio liturgico qualcosa di marginale nella grande opera in cui tramite segni sensibili il Padre per mezzo di Cristo nello Spirito manifesta la sua presenza e la sua vicinanza nella vita dei fedeli, significa ridurre il senso di un elemento basilare della liturgia cristiana. Basti ricordare che lo stesso luogo di riunione dei fedeli, in Oriente ed in Occidente, nel cattolicesimo e nel protestantesimo, è la chiesa cioè il luogo, fisico e architettonico, che prende il nome da coloro che si radunano, dai convocati, i chiamati insieme, a celebrare e rendere grazie al Signore in ekklesìa.

All’interno di queste dinamiche vorrei solo ricordare alcune dimensioni circa il valore ed il significato del sagrato delle chiese. Per la teologia liturgica sul sagrato esistono ancora domande aperte. Il suo valore di soglia, di luogo di accoglienza, di preparazione all’ingresso sono ancora definizioni non del tutto stabilite e con debite analisi possono aiutare a comprenderne il suo pieno valore.

Il sagrato, a mio parere, costituisce una novità rispetto all’architettura ed alla tradizione classica che si è conservata nelle nostre chiese italiane, ed europee-occidentali in genere. Perché una novità?

Il sagrato e la piazza sono da sempre i luoghi centrali nell’abitato, spazi aperti e definiti sotto il profilo sociale ma anche architettonico. Il sagrato è il luogo di incontro tra l'architettura e la vita sociale, il presente della comunità e il passato che la precede e l’ha costituita, la cultura contemporanea e la custodia della memoria della tradizione classica.
Monastero di san Miniato al Monte, Firenze
Per il nostro percorso ho scelto di riproporre alcune parti della voce sagrato nel vocabolario della Treccani.

Le facciate delle chiese sono spesso precedute da un ripiano elevato per qualche gradino sul livello stradale. Questo ripiano detto sagrato ha la duplice funzione di creare una zona che potremmo dire di rispetto tra il luogo sacro e la pubblica strada, e di conferire, unitamente alla sua scala d'accesso, una sorta di basamento alla facciata. Il sagrato è un luogo di diretta pertinenza della chiesa; nel suo stesso nome è difatti indicato che esso deve considerarsi luogo sacro. In esso molto spesso durante l'alto Medioevo e poi fino al Rinascimento e, in qualche territorio anche più tardi, vennero scavate delle sepolture. Per usi e convezioni rispettati in alcuni paesi fino ad epoca relativamente recente, il sagrato, come l'interno della chiesa, ha goduto della immunità. Sul sagrato si svolgevano durante il Medioevo le sacre rappresentazioni che in qualche regione sono ancora oggi in uso; e sul sagrato, in determinate circostanze, appare il sacerdote in paludamenti per fare allocuzioni o benedire il popolo raccolto nella piazza o nella via prospiciente la Chiesa.

A questa prima parte della definizione aggiungiamo solo che sia in Oriente che in Occidente il sagrato è stato ed è luogo di liturgia. Nella prassi comune dell’anno liturgico occidentale, per alcune parrocchie è lo spazio in cui si delinea il tempo che conduce alla Pasqua con la benedizione delle Palme e l’inizio della Veglia pasquale, ed in numerosi casi anche dell’inizio e della fine delle processioni patronali. In antico il rito del fidanzamento avveniva davanti al portone della chiesa e, ancora oggi, in una società che ha modificato il proprio rapporto con la morte e quindi ne ha modificato anche il valore dei riti, passa inosservato che il corpo del defunto, per ragioni pratiche ovviamente, è disposto sul sagrato prima del funerale, in attesa ormai sempre più rara di un sacerdote che accolga il defunto sul sagrato e ve lo riaccompagni dopo l’ultima raccomandazione e commiato. 

Basilica cattedrale di san Giovanni in Laterano, Roma. Sagrato della facciata.

La definizione continua affermando:
L'origine del sagrato va dunque essenzialmente ricercata in ragioni di comodo, ma la sua origine strettamente architettonica si può spiegare con una sorta di semplificazione o trasformazione del portico. Lo si può tuttavia anche avvicinare, specie per l'idea della scala d'accesso, al pronao che precede l'ingresso di molti templi pagani. Ma è durante l'età romanica che il sagrato acquista un chiaro e determinato valore architettonico. Gli esempî mirabili di S. Miniato al Monte a Firenze e della Badia di Fiesole, dove la scalea di accesso e la zona del sagrato conferiscono una nuova imponenza all'edificio, da cui non possiamo prescindere nel darne un giudizio estetico, sarebbero sufficientissimi a dimostrarlo. Allora il sagrato acquista il valore di basamento vero e proprio, basamento che talvolta, come nel caso del duomo di Pisa, poggiato come un cofano d'avorio e smalti sullo spazio erboso, gira torno torno la costruzione seguendone docile l'andamento della pianta e accrescendo in maniera straordinaria il valore delle salienti membrature architettoniche. Il sagrato durante il periodo goticizzante venne sempre meglio determinando tale sua funzione e nel duomo d'Orvieto e in quello di Siena per la chiarezza delle sue linee orizzontali sembra accrescere lo slancio delle facciate irte di guglie e pinnacoli, agitate per le sculture, sfavillanti di mosaici. Lo stesso si dica per le costruzioni del Rinascimento, anche se in tale periodo le scalee d'accesso alle chiese e spesso anche il sagrato vennero ridotti di proporzioni, come già era nell'età romanica, per mantenere tra fianchi e facciata un senso di maggiore unità alle membrature dell’edificio. Durante l'età barocca l'andamento curvilineo dei prospetti influì naturalmente anche su quello del sagrato e della scala d'accesso. Basterà rammentare a Roma quello di S. Agnese a Piazza Navona, così bene armonizzato con la linea curva della facciata e l'altro maestosissimo della Basilica di S. Pietro, e a Venezia quello della chiesa della Salute di Baldassarre Longhena. Nelle chiese moderne il sagrato e la scalinata d'accesso s'incontrano di frequente, giustificati da quelle stesse necessità pratiche ed estetiche che in tempi lontani favorirono il loro primo apparire.

Questa porzione architettonica della definizione ci aiuta a comprendere quali sono state le modifiche nella forma e nel significato del sagrato. Dall’ispirazione classica a quella moderna si tratta sempre di uno spazio antistante la chiesa, che ne fa parte integrante e che per varie intelligenze artistiche è divenuto quasi la piattaforma capace di proiettare verso l’alto e di orientare verso l’interno dell’edificio sacro.
Facciata di san Giovanni in Laterano dal sagrato

È degno di nota che con il modificarsi della liturgia si è verificato un cambiamento decisivo nella struttura delle chiese. Il sagrato infatti è un elemento architettonico tardo, subentrato all’atrio con la specifica funzione di contenere i catecumeni ed accogliere, quasi di filtrare, i credenti nel loro approssimassi alle celebrazioni. Con la diffusione massiccia del cristianesimo ed il decadimento del catecumenato è venuta meno nell’architettura la funzione dell’atrio lasciando spazio al sagrato. In molte costruzioni moderne il sagrato non è più previsto o è stato falciato dalla moderna urbanizzazione con il risultato ovvio di una perdita della verticalizzazione che impedisce a chiunque una visione di insieme della facciata della chiesa, non per ammirare la bellezza o deprecare le forme della propria chiesa antica o moderna, ma per orientare anche visivamente il cammino del fedele verso l’altare. Eliminare o non provvedere al sagrato porta con sé la tentazione della cultura moderna di ridurre tutto alla dimensione orizzontale che non ha anelito e prospettiva verso l’Alto, verso l’Assoluto, verso un Dio che per condiscendenza di manifesta all’uomo in segni sensibili, fatti di linee, curve, colori e materiali in una serie continua di geometrie ed armonie che devono sempre ricondurre a Cristo ed alla sua opera di redenzione.
Ecco perché la mancanza o la svalutazione del sagrato è una mancanza grave di senso. In alcuni contesti il sagrato e le sue gradinate, quando ci sono, necessitano di un continuo intervento di pulizia o di definitiva chiusura per evitare scempi o semplicemente per proteggere uno spazio che è, lo ribadiamo, di esclusiva pertinenza della chiesa. Il sagrato non è quindi luogo di comizi, di gazzarra o di manifestazioni che non sono riconducibili né alla chiesa né al Vangelo. Non capire questo è segno di una totale mancanza di comprensione del dove si vive e del dove e come si agisce, è il disorientamento dovuto però solo all’ignoranza.

Il sagrato quindi è un luogo da difendere (pulizia, decoro) da invasioni esterne di ogni natura e sono i pastori ed i presbiteri che devono essere i primi ad impegnarsi per questo, anche tramite una catechesi che oggi sappia evangelizzare nuovamente anche i luoghi in cui si svolge la vita cristiana sulla liminarietà che o rischia di diventare barriera di difesa dagli assalti del mondo o via larga nei confronti della società secolarizzata.

Piazza Duomo a Milano dopo una visione di partita di calcio

Sagrato "offeso".

Cartellonistica sul sagrato...

A fondamento delle nostre affermazioni ricordiamo quanto affermato dai vescovi italiani sul sagrato:
«È questa un’area importante da prevedere in quanto capace di esprimere valori significativi: quello della “soglia”, dell’accoglienza e del rinvio; per questo, si può anche prevedere che sia dotato di un porticato o di elementi similari. Talvolta può essere anche luogo di celebrazione, il che richiede che il sagrato sia riservato ad uso esclusivamente pedonale. Deve tuttavia mantenere la sua funzione di tramite e di filtro (non di barriera) nel rapporto con il contesto urbano»
Commissione Episcopale per la liturgia della Conferenza Episcopale Italiana, La progettazione di nuove chiese. Nota pastorale (18 febbraio 1993) 20.

Inoltre:
La cura del sagrato e della piazza ad esso eventualmente collegata è segno della disponibilità all'accoglienza che caratterizza la comunità cristiana in tutti i suoi gesti e quindi, a maggior ragione, in occasione delle celebrazioni liturgiche. Chi si presenta alla porta delle chiese deve sentirsi ospite gradito e atteso. Perciò, già a partire dal sagrato e dalla piazza, è necessario rendere le chiese accessibili a tutti, accoglienti, nitide e ordinate, dotate di tutto quanto rende gradevole la permanenza, così come avviene nelle nostre case. I sagrati antistanti o circostanti le chiese devono essere conservati, ben tenuti e non destinati ad altri usi. Se necessario, vengano recuperati al pieno uso ecclesiale e, comunque, debitamente tutelati e restaurati. I sagrati, infatti, sono spazi ideali per la preparazione e lo svolgimento di alcune celebrazioni (processioni, accoglienza, riti del lucernario nella Veglia Pasquale). Risultano adatti anche per l'ambientazione e la conclusione delle riunioni pastorali più frequenti, oltre che per l'incontro e per il dialogo quotidiano […] Poiché il sagrato viene utilizzato spesso anche per esporre informazioni di varia natura, occorrerà studiare a tale scopo arredi mobili idonei. In generale, per quanto riguarda le affissioni, la collocazione di stendardi o di striscioni anche di tipo religioso, i sagrati, le facciate, gli atri e le porte delle chiese vanno usati con la massima discrezione. 
Commissione Episcopale per la liturgia della Conferenza Episcopale Italiana, La progettazione di nuove chiese. Nota pastorale (18 febbraio 1993) 35.

Se questa sensibilità non esiste, allora non ci si può scandalizzare o rammaricare che sui sagrati delle nostre chiese avvenga di tutto. Il sagrato è un luogo cristiano, è un luogo in cui il Vangelo deve trovare il suo spazio come annuncio fatto di segni e di comportamenti, come hanno ricordato i vescovi. Si è detto che è luogo di accoglienza, ma vorrei sottolineare che è anche luogo di partenza. Non è necessario che sacerdoti e vescovi stiano sulla soglia della chiesa, tra luogo di celebrazione e sagrato, a fare gli "onori di casa" stringendo le mani a coloro che escono ed entrano in chiesa come dei buoni padroni che salutano i propri ospiti, gesto oltre che banale e fuori luogo è altamente sconveniente in una società come la nostra che vede nei sacerdoti i padroni del sacro, o che il sagrato sia continuamente, perennemente e annualmente luogo di spettacolo, cristiano e non, anche a livello mediatico. 

Dal sagrato bisogna ripartire per incontrare ed educare, non ai buoni sentimenti del vivere civile ma all’incontro con una persona, che è il Signore Gesù, capace di cambiare la vita di coloro che lo voglio accogliere e seguire. 



Arte e Liturgia. L’arte sacra a trent’anni dal Concilio, ed. G. Santi, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo 1993. 
Abruzzini, E., «Architettura», in Liturgia, ed. D. Sartore – A.M. Triacca – C. Cibien, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2001, 127 – 141.
Architettura e arti per la liturgia. Atti del V Congresso internazionale di liturgia. Roma, Pontificio Istituto Liturgico, 12-15 ottobre 1999, ed. E. Carr, Pontificio Ateneo Sant'Anselmo, Roma 2001.
Della Torre, S. – V. Pracchi,
Le chiese come beni culturali. Suggerimenti per la conservazione, Elcta, Milano 2003.
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Luoghi della celebrazione», in Liturgia, ed. D. Sartore – A.M. Triacca – C. Cibien, Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo 2001, 1110 – 1125.
Righetti, M.,
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Valenziano, C., Architetti di Chiese, Edizioni Dehoniane, Bologna 2005.

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