domenica 16 febbraio 2014

Liturgia e Teologia


Riflettere sulla Liturgia è un interesse che mi occupa ormai da molti anni. Con tanti colleghi liturgisti o liturghi ho avuto differenti, e non sempre pacifici, scambi di vedute. In questo dialogo continuo la Liturgia veniva sempre declassata a pura pratica. Artigianato. Non mi dispiace l'idea dell'artigianato, se penso agli amici orafi e argentieri che con le loro mani modellano i preziosi che poi sono presenti sugli altari, nelle chiese, e nei luoghi di culto in generale. Non mi dispiace pensare alla Liturgia come artigianato se penso alle vette artistiche di autori che ancora oggi si ammirano nei nostri “tesori” ecclesiali, o ai semplici cristiani del popolo di Dio che artigianalmente si occupano del decoro e della pulizia di tutto ciò che nelle liturgia “serve”. Eppure sovente la Liturgia è associata alle sole rubriche, la liturgia è la regola da seguire o non seguire. Ma tutto si riduce solo a questo? E negli anni ho imparato che collocare la Liturgia nella Teologia è un'altra cosa, un altro impegno, un'intento che, a seconda degli interlocutori, rimane tempo perso o fatica sprecata. 
Mi consolo invece leggendo la Premessa di Nunzio Conte SDB al suo manuale di Liturgia, Benedetto Dio che ci ha benedetti in Cristo. Liturgia generale e fondamentale edito dalla ElleDiCi: 
 
"Il merito riconosciuto al movimento liturgico del XX secolo e alla riforma del Concilio Vaticano II è anzitutto quello di avere ricondotto la liturgia nel campo più prettamente teologico, che più le compete e meglio la qualifica, senza trascurare elementi di natura giuridico-rubricale, che conservano sempre il loro valore e la loro importanza; la liturgia, infatti, rimane essenzialmente un fatto pastorale, in quanto azione gerarchico comunitaria. Così alla domanda di tipo giuridico-pastorale: “Che cosa fare?” e “Come farlo?” a cui intendeva rispondere prevalentemente lo studio della liturgia nelle generazioni passate, si affianca oggi un'altra questione, previa e fondamentale: “Che cos'è la liturgia?” che mira a chiarificarne la natura, nella ricerca della sua fondazione teologica. Procedendo per accenni possiamo dire che l'approfondimento teologico della liturgia sta percorrendo un cammino ideale che dalla “liturgia teologica”, dal senso teologico della liturgia” approda alla “teologia liturgica”, alla “teologia della celebrazione”, al “senso liturgico della liturgia”.


Così si è passati dalla liturgia locus theologicus alla teologia locus liturgicus; dalla considerazione degli apporti che la liturgia può offrire alla teologia, alla formulazione di un assetto teologico a partire dalla prospettiva liturgico celebrativa.

La liturgia è la cattedra da cui la Chiesa, da sempre, educa il popolo di Dio, mentre lo conduce in modo mistagogico a fare esperienza del mistero della salvezza attraverso la stessa celebrazione".

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domenica 9 febbraio 2014

"La penna di Pietro" di Angelo Scelzo. La comunicazione della Santa Sede da Paolo VI a papa Francesco


La penna di Pietro
di Angelo Scelzo
Libreria Editrice Vaticana 2013
pp. 640

€ 16 

Martedì prossimo sarò impegnato in un'intervista che ritengo molto interessante. Si tratta dell'incontro con Angelo Scelzo, Vicedirettore della Sala Stampa della Santa Sede, autore del volume La penna di Pietro, storia (e cronaca) della comunicazione vaticana dal Concilio a papa Francesco. Nel volume presentato alla LUMSA il 5 dicembre scorso, a cinquant'anna dalla promulgazione del decreto conciliare Inter mirifica sugli strumenti della comunicazione sociale, l'Autore ripercorre il travagliato passato della formulazione del documento e le sue successive tappe di sviluppo, accoglienza e dell'orientamento che esso ha dato alla Chiesa nel suo rapporto con le moderne tecnologie di comunicazione.

Gli esperti nel campo distinguono chiaramente la differenza tra comunicazione sociale ed informazione. La comunicazione sociale spinge all'azione ed al conivolgimento del singolo tanto da renderlo partecipe di ciò che è oggetto di comunicazione. Applicare questo principio alla Chiesa mette subito in gioco quanto la Chiesa può comunicare nell'ambito della sua opera evangelizzatrice.1 

In questo senso per la Chiesa informare, convicere e motivare sono verbi che ineriscono in particolare al Vangelo ed al suo annuncio.

In tale contesto trovano spazio nel libro eventi chiave della storia della comunicazione Vaticana: il grande Giubileo del 2000, gli eventi del 2005 con i funerali del beato Giovanni Paolo II, il Conclave e l'elezione di Benedetto XVI. Al papa emerito l'Autore dedica un capitolo anche perché egli è stato soggetto/oggetto decisivo del potenziamento e ampliamento della comunicazione della Santa Sede fino all'ultimo giorno del suo pontificato. Un arco di tempo di otto anni che hanno visto riemergere anche i problemi connessi con la comunicazione/informazione, tempi in cui la Santa Sede ha dovuto prendere posizioni nette nei confronti di un'informazione mediatica contraria al papa fin dagli inizi e che hanno portato vari autori ad evidenziare come papa Ratzinger sia stato il destinatario di un vero e proprio attacco (cfr. A., Tornielli, A. M. Valli, M. Introvigne).


Nel suo sviluppo il volume fornisce analisi dettagliate delle diverse fasi dello sviluppo delle comunicazioni sociali della Santa Sede, si percepisce un fatto che ritengo innovativo, ovvero il preciso intento della Chiesa di voler attuare un dialogo con le sfide attuali della cultura digitale ben sapendo i limiti di strumenti che spesso non trasmettono verità. Il digitale è uno strumento veramente meraviglioso ma questo non può nascondere i limiti che oggi ci sono nel suo utilizzo, macchiato da un conformismo culturale che lo rende ancora uno strumento non affidabile. La Chiesa però si è inserita in questo mondo affinché con il mezzo possa raggiungere gli uomini e le donne di oggi. Allora il digitale diventa una finestra per l'evangelizzazione, in cui si annuncia il Vangelo, e non solo mezzo per la sua diffusione.


Finalmente siamo di fronte ad un volume che porta chiarezza nel maremagnum delle comunicazioni, uno strumento per poter capire chi sono i soggetti, quale la geografia e quali i valori e gli intenti di una Chiesa che fa comunicazione sociale. 

Vi propongo in chiusura il momento solenne della promulgazione del Decreto, letto dal Card. Felici alla presenza di papa Paolo VI, il 4 dimebre 1963







1Ricordiamo in merito ciò che l'ex direttore della Sala Stampa Vaticana ha detto in occasione della presentazione del libro: “La Chiesa, in questo caso più particolarmente la Santa Sede, è consapevole della ricchezza che ha: la ricchezza dei valori umani e cristiani che deve trasmettere al mondo. Allora, è chiaro che non può rimanere isolata di fronte ai fenomeni della comunicazione e alle tecniche di comunicazione che si sviluppano piano piano”.

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