domenica 20 aprile 2014

Surrexit Dominus vere! Χριστός ἀνέστη! Христос Воскресе!



Anastasis, Basilica di san Marco, Venezia

Chi è devoto e amante di Dio si delizi ora di questo mirabile e gioioso trionfo! Chi è servo ragionevole entri, gioisca nella gioia del suo Signore! Chi ha faticato, digiunando, riceva ora i denari! Chi ha lavorato fin dalla prima ora riceva ora la giusta paga! Chi è giunto dopo la terza ora festeggi con gratitudine! Chi è arrivato solo dopo la sesta ora non dubiti affatto perché on ha perduto nulla! Chi si è attardato fino all’ora nona anche lui non tema a causa del suo ritardo! Perché generoso è il Padrone di casa, accoglie l’ultimo, come il primo; onora chi è giunto all’undicesima ora come chi ha lavorato fin dalla prima ora; l’ultimo copre di doni e al primo rende il dovuto; all’uno dà e all’altro dona; accoglie l’azione e dà il benvenuto all’intenzione; dà valore alla fatica e loda la buona disposizione.

E dunque, entrate tutti nella gioia del vostro Signore! I primi, e gli ultimi, ricevete la ricompensa: ricchi e poveri, esultate l’uno assieme all’altro, temperanti e noncuranti, onorate ugualmente questo giorno, chi ha digiunato e chi non ha digiunato, rallegratevi ora! La tavola è abbondante, deliziatevi tutti! Il vitello è grasso, nessuno vada via senza essersi saziato! Deliziatevi tutti al convito della fede, ricevete tutti la ricchezza della grazia!


Nessuno pianga la propria miseria, perché per tutti è giunto il regno! Nessuno pianga i suoi peccati, perché dal sepolcro risplende il perdono! Nessuno abbia paura della morte, perché ci ha liberato il Salvatore dalla morte! Nelle braccia della morte egli ha spento la fiamma della morte. Sceso nell’ade, Egli ha imprigionato l’ade e ha reso amarezza a chi si era accostato alla Sua carne.


Prevedendo questo Isaia ha esclamato: “L’ade si è amareggiato, incontrandoTi nelle sue profondità”. Si è amareggiato l’ade, perché è stato reso vano! Si è amareggiato, perché è stato deriso! Si è amareggiato, perché è stato incatenato! Si è impadronito di un corpo e si è accostato a Dio, ha accolto la terra e ha trovato in essa il cielo; ha afferrato quello che vedeva e si è sottomesso a ciò che non aspettava!


Morte! Dov’è il tuo pungiglione? Ade! Dov’è la tua vittoria?!

Cristo è risorto, e tu sei abbattuto! Cristo è risorto, e sono caduti i demoni! Cristo è risorto, e gioiscono gli angeli! Cristo è risorto, e trionfa la vita! Cristo è risorto, e nessuno è morto nel sepolcro! Poiché Cristo, sorgendo dal sepolcro, è la primizia dei morti. A Lui la gloria e la potenza nei secoli dei secoli! Amen.

Discorso di Pasqua di s. Giovanni Crisostomo





 

domenica 13 aprile 2014

Buona domenica delle Palme e buona settimana santa

Fratelli carissimi,
questa assemblea liturgica è preludio alla Pasqua del Signore, alla quale ci stiamo preparando con la penitenza e con le opere di carità fin dall'inizio della Quaresima. Gesù entra in Gerusalemme per dare compimento al mistero della sua morte e risurrezione. Accompagniamo con fede e devozione il nostro Salvatore nel suo ingresso nella città santa, e chiediamo la grazia di seguirlo fino alla croce, per essere partecipi della sua risurrezione.

Imitiamo, fratelli carissimi, le folle di Gerusalemme,
che acclamavano Gesù, Re e Signore, e avviamoci in pace.


domenica 6 aprile 2014

Li amò fino alla fine! La colletta della V domenica di Quaresima


In margine alla ricchezza espressiva, teologica e liturgica della quinta domenica di Quaresima vorrei soffermarmi sulla colletta della Messa. Leggendo il testo italiano della colletta odierna, nell'edizione tipica del Messale Romano, traduzione CEI approvata nel 1983, si capisce la necessità di applicare i principi della quinta Istruzione della Congregazione del Culto divino e la disciplina dei sacramenti Liturgiamauthenticam. Questo testo del 2001 è l'ultima tappa teorica per l'applicazione delle indicazioni di riforma liturgica voluta dal Concilio Vaticano II. Il sottotitolo dell'Istruzione, De usu linguarum popularium in libris liturgiae romanae edendis, riconduce al problema del tradimento che comporta la traduzione degli originali testi latini del Missale Romanum nelle sue tre edizioni tipiche (in particolare cfr. i nn. 19-69).


La colletta italiana della V domenica di Quaresima mi pare che sia palesemente un'altra colletta rispetto all'originale latino. Nel dettaglio presento prima i testi, poi una mia personale traduzione e vorrei concludere fermandomi sul valore testuale dell'eucologia della domenica che apre al tempo di "passione".

Il testo originale latino afferma:
Quaesumus, Dómine Deus noster, ut in illa caritáte, qua Fílius tuus díligens mundum morti se trádidit, inveniámur ipsi, te opitulánte, alácriter ambulántes. Per Dóminum.
Il testo è breve e non troppo complesso. All'invocazione iniziale segue un'articolata petizione che caratterizza tutta la composizione. La traduzione italiana, non segue pedissequamente l'originale, ma crea una nuova colletta ispirata a quella latina:
Vieni in nostro aiuto, Padre misericordioso, perché possiamo vivere e agire sempre in quella carità, che spinse il tuo Figlio a dare la vita per noi. Egli è Dio.
Nella sua pedagogia la Liturgia della Chiesa ha avuto la preoccupazione di preparare il cristiano ai grandi momenti della storia della salvezza. La preparazione alla Pasqua passa attraverso quaranta giorni di penitenza che nella precedente tradizione liturgica romana e nell'attuale prassi liturgica delle chiese bizantine era preparata dalle domeniche di pre-quaresima o di settuagesima, sexagesima e quinquagesima. Gradualmente nelle chiese latine si lasciava l'ordinarietà del tempo dopo l'Epifania e per successive sottrazioni, si abituavano i sensi al tempo penitenziale. 


Ancora oggi, nella liturgia riformata si può scorgere nella colletta, oggetto della nostra riflessione, un'intenzione pedagogica che spinge il fedele a orientare la propria vita liturgica alla contemplazione del Signore che decisamente si dirige verso Gerusalemme per il suo mistero di passione, morte e risurrezione. Da questa domenica, tradizionalmente conosciuta e celebrata come dominica I passionis, tutto è orientato al triduo pasquale, a quell'unico giorno che apre alla celebrazione della vittoria di Cristo sul peccato e sulla morte.

La quaresima non è finita, e qui ritorna il sintagma del cammino. La dinamicità del movimento prevede necessariamente una meta per far sì che l'impegno e lo sforzo fisico abbiano un significato e uno sprone proprio per la destinazione. I pellegrini da sempre insegnano il valore spirituale proprio del cammino: itinerario di spoliazione dal superfluo, di solitudine con se stessi, di riflessione e capacità di mettersi in discussione proprio per il raggiungimento di una meta che non sia solo materiale ma capace di illuminare tutta la realtà interiore. Il Nuovo Testamento, e soprattutto le Lettere, sono testi che creano diversi paralleli tra il camminare e la sequela del Cristo (Gv 12,35; Col 2,6; Ef 5,2.6; Gal 5,16; 2Gv 1,6).

Etimasia, Mosaico absidale di san Paolo fuoroi le mura.

L'architettura di significati teologici della colletta ha però un orizzonte differente che sintetizza il messaggio neotestamentario in una struttura che potrei paragonare ad una basilica a tre navate.

Il mio tentativo di traduzione è il seguente.
Ti supplichiamo, Signore Dio nostro, perché in quell' amore, con il quale tuo Figlio amando il mondo si consegnò alla morte, ci riconosciamo anche noi, e con il tuo aiuto, possiamo procedere con entusiasmo [nel cammino quaresimale].
Nell'abside ideale si trova la croce di Cristo, gloriosa e gemmata nell'etimasia, secondo Gregorio di Nazianzo “il segno invincibile” (Oratio 45,21) della passione subita, ma anche della Risurrezione.

La navata centrale è data da in illa caritate. Credo che si possa facilmente affermare che essa sia il centro di questa costruzione teologica pregata nelle Chiese di liturgia romana. Infatti tutto il mistero di redenzione e l'esperienza di salvezza in Cristo dipende e si comprende solo in un dono totale di sé, in quello svuotamento o kènosi di Ef 2, 6-11 di cui parlano i Padri e gli scrittori ecclesiastici. 
Se non fosse stato per il suo amore, se non fosse stato Gesù "ad amare per primo" (1Gv 4,19), quella del credente potrebbe essere solo una ricerca umana di senso e di sacro con cui riempire le mancanze o un tentativo umano ma non razionale di collocare Dio al di là di ciò che la mente non riesce a comprendere. Cristo non ha rivelato quindi un Dio supremo che deve essere amato ma che prima di tutto ama, come la storia della salvezza descrive senza sosta. In questo orizzonte si comprende il grido della prima lettera di Giovanni: 
E noi abbiamo conosciuto e creduto l'amore che Dio ha in noi. Dio è amore; chi rimane nell'amore rimane in Dio e Dio rimane in lui (1Gv 4,16).
Dal testo originale greco e dalla traduzione latina si può capire il vertice della colletta
καὶ ἡμεῖς ἐγνώκαμεν καὶ πεπιστεύκαμεν τὴν ἀγάπην ἣν ἔχει ὁ θεὸς ἐν ἡμῖν. Ὁ θεὸς ἀγάπη ἐστίν, καὶ ὁ μένων ἐν τῇ ἀγάπῃ ἐν τῷ θεῷ μένει καὶ ὁ θεὸς ἐν αὐτῷ μένει.
Et nos, qui credidimus, novimus caritatem, quam habet Deus in nobis. Deus caritas est; et, qui manet in caritate, in Deo manet, et Deus in eo manet.
Per coloro che rimangono nell'amore si apre la possibilità di rimanere in Dio e si permette a Dio stesso di restare in noi.
Queste misere parole su un versetto così profondo della prima lettera di Giovanni cercano di far emergere che quel in illa caritate della colletta è il punto di partenza per la contemplazione del mistero pasquale e per poter continuare, con questa prospettiva, fino al mattino di Pasqua. Infatti il testo specifica che si tratta di quell'amore con cui il Cristo, il Figlio di Dio ha amato il mondo fino alla fine, fino alla sua consegna nella mano dei traditori e dei suoi carnefici: "Avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine" così afferma il Vangelo della messa in cena Domini, unica volta in tutta la liturgia romana in cui si ascolta il vangelo del Mandatum (Gv 13) espressione poi ripresa nella preghiera eucaristica IV, nell'amore portato fino alle estreme conseguenze, in quel puro atto donativo in cui Cristo "morendo ha distrutto la morte e risorgendo ha ridato a noi la vita" (Prefazio Pasquale 1).

In questo riferimento alla passione vedo la seconda navata ideale in cui trovano spazio e compimento tutto ciò che la theologia crucis afferma. 
 

La nostra identità di credenti, di cristiani autentici, oggi è sancita dalle parole della Chiesa che rammentando l'avvicinarsi del Triduo mette di fronte alla necessità di riconoscersi ed essere radicati proprio nell'amore donativo di Cristo. In nient'altro si riconosce il cristiano se non "in quell' amore, con il quale tuo Figlio amando il mondo si consegnò alla morte"!

La terza ideale navata è fatta del riconoscersi nella carità di Cristo, di una professione non solo a parole, ma di reale conformazione a Lui. Significa anche agire conseguentemente all'azione che Cristo ha compiuto. Nel cammino della Quaresima, e per estensione della vita di fede, il Cristo indica la strada, apre la via di accesso al Padre. Non siamo però di fronte ad un mero impegno umano. La petizione della colletta chiede di riconoscerci nella carità con la quale Dio ha amato il mondo e che con il suo aiuto, te opitulante, la via che ha tracciato Cristo possa essere seguita con fermezza e perseveranza. Ricordiamo, in riferimento alla tensione morale che suscita la Quaresima ed in particolare in ciò che abbiamo descritto sulla colletta, le parole del teologo Romano Guardini:

Nella liturgia il Logos ha la preminenza che gli spetta, sulla volontà. Di qui la sua mirabile placidità, la sua calma profonda. Di qui s’intende com’essa sembri totalmente risolversi in contemplazione, adorazione, esaltazione della verità divina. Di qui la sua apparente indifferenza alle piccole miserie quotidiane. Di qui la sua scarsa preoccupazione di “educare” immediatamente e di insegnare la virtù. La liturgia ha in sé qualcosa che fa pensare alle stelle, al loro corso eternamente uguale, alle loro leggi inviolabili, al loro fondo silenzi, all’ampiezza infinita in cui si trovano. Sembra, però, soltanto che la liturgia si preoccupi così poco delle azioni e delle aspirazioni, e della condizione morale degli uomini. Poiché in realtà essa sa assai bene provvedervi: chi infatti vive realmente in essa, si assicura la verità, la sanità e la pace nell’intimo dell’essere.

(Lo spirito della liturgia, Brescia 1996,110).


Nel contesto della Quaresima si capisce perché la colletta orienta alla contemplazione di Cristo.
Giunti alla quinta settimana di Quaresima si vede già l'ingresso trionfale di Gesù a Gerusalemme e quasi si ha un'anticipazione della lettura della Passione. Nella colletta però il primo riferimento è al Giovedì santo e poi al mistero di passione del Venerdì come espresso dalla frase qua Fílius tuus díligens mundum morti se trádidit, mentre inveniamur e alacriter ambulantes possono essere dei riferimenti alla sera di Pasqua in cui il Cristo risorto appare ai discepoli di Emmaus che 
partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme, dove trovarono riuniti gli Undici e gli altri che erano con loro, i quali dicevano: «Davvero il Signore è risorto ed è apparso a Simone!». Ed essi narravano ciò che era accaduto lungo la via e come l'avevano riconosciuto nello spezzare il pane. (Lc 24, 33-35).
Il cammino non è senza destinazione, o senza ritmo, ma è deciso e risoluto.

Il contesto prossimo dell'orazione colletta puntualizza alcuni elementi cui abbiamo accennato. Dall'inizio la celebrazione si apre con il lamento di Israele oppresso dai pagani: «Fammi giustizia, o Dio, e difendi la mia causa contro gente senza pietà; salvami dall'uomo ingiusto e malvagio, perché tu sei il mio Dio e la mia difesa» (Salmo 43 (42), 1-2) e che tradizionalmente fa parte della liturgia romana per la sua interpretazione cristologica (antifona d'ingresso). 
Oltre le letture dell'anno A, si trova un accenno utile alla comprensione anche nel Prefazio proprio, che dopo il riferimento alla risurrezione di Lazzaro dice: «oggi estende a tutta l'umanità la sua misericordia, e con i suoi sacramenti ci fa passare dalla morte alla vita». L'evento di Lazzaro è il motivo per ribadire l'amore misericordioso con cui Dio agisce ed il valore dei segni sacramentali come mezzo per oltrepassare la morte e giungere alla vita in pienezza.
L'orazione dopo la comunione insiste ancora sul riconoscersi in Cristo e sulla necessità di essere conformi a Lui e lo fa affermando:
Dio onnipotente, concedi a noi tuoi fedeli di essere sempre inseriti come membra vive nel Cristo, poiché abbiamo comunicato al suo corpo e al suo sangue. Per Cristo nostro Signore.
Quaesumus, omnípotens Deus, ut inter eius membra semper numerémur, cuius Córpori communicámus et Sánguini. Qui vivit et regnat in saecula saeculórum.

La quinta domenica di Quaresima indica a tutti noi il fine dell’itinerario quaresimale, perché addita l'orizzonte della nostra fede: il Cristo crocifisso e risorto, che ha la forza per attrarre tutti a sé (Zc 12,10).
L'impegno quaresimale non è quello di guardare indietro e vedere come abbiamo bene o male fatto il digiuno, la preghiera e le opere di carità ma è rivolgerci al Signore e verificare se la croce è il polo di attrazione della vita se è la direzione e la mèta del nostro cammino.

La vocazione di san Matteo

Non sono uno storico dell'arte e non sono un'esperto. Quindi da non addetto ai lavori mi accosto a un dipinto complesso e sudiatiss...