lunedì 31 ottobre 2016

Rallegriamoci tutti nel Signore! Qualche appunto sulla solennità di Tutti i Santi


Nella Veglia Pasquale, nel Battesimo, nei riti di Ordinazione e della Professione Religiosa, nel Matrimonio, nel rito dell’Unzione degli Infermi, nel nuovo rito delle sequie in lingua italiana, nella Dedicazione di una nuova chiesa e nelle liturgie pontificie (la supplica della chiesa Romana intorno al feretro del papa, la processione che accompagna i Cardinali in Conclave, le Laudes Regiae che introducono il nuovo Pontefice alla celebrazione dei Divini Misteri per l’inizio del suo ministero Petrino di Vescovo di Roma, i riti di canonizzazione): in tutti questi momenti sono invocati i santi con la preghiera delle Litaniae Sanctorum. Ricordiamo innanzi tutto ciò che LG n. 50 dice sull'invocazione dei Santi:
«La Chiesa di coloro che camminano sulla terra, riconoscendo benissimo questa comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo, fino dai primi tempi della religione cristiana coltivò con grande pietà la memoria dei defunti e, “poiché santo e salutare è il pensiero di pregare per i defunti perché siano assolti dai peccati”, ha offerto per loro anche suffragi. Che gli apostoli e i martiri di Cristo, i quali con l'effusione del loro sangue diedero la suprema testimonianza della fede e della carità, siano con noi strettamente uniti in Cristo, la Chiesa lo ha sempre creduto; li ha venerati con particolare affetto insieme con la beata vergine Maria e i santi angeli e ha piamente implorato il soccorso della loro intercessione. […] Il contemplare infatti la vita di coloro che hanno seguito fedelmente Cristo, è un motivo in più per sentirsi spinti a ricercare la città futura (cfr. Eb 13,14 e 11,10); nello stesso tempo impariamo la via sicurissima per la quale, tra le mutevoli cose del mondo e secondo lo stato e la condizione propria di ciascuno, potremo arrivare alla perfetta unione con Cristo, cioè alla santità. Nella vita di quelli che, sebbene partecipi della nostra natura umana, sono tuttavia più perfettamente trasformati nell'immagine di Cristo (cfr. 2 Cor 3,18), Dio manifesta agli uomini in una viva luce la sua presenza e il suo volto. In loro è egli stesso che ci parla e ci dà un segno del suo Regno verso il quale, avendo intorno a noi un tal nugolo di testimoni (cfr. Eb 12,1) e una tale affermazione della verità del Vangelo, siamo potentemente attirati. Non veneriamo però la memoria degli abitanti del cielo solo per il loro esempio, ma più ancora perché l'unione della Chiesa nello Spirito sia consolidata dall'esercizio della fraterna carità (cfr. Ef 4,1-6). Poiché, come la cristiana comunione tra i cristiani della terra ci porta più vicino a Cristo, così la comunità con i santi ci congiunge a lui, dal quale, come dalla loro fonte e dal loro capo, promana ogni grazia e la vita dello stesso popolo di Dio. È quindi sommamente giusto che amiamo questi amici e coeredi di Gesù Cristo, che sono anche nostri fratelli e insigni benefattori, e che per essi rendiamo le dovute grazie a Dio, “rivolgiamo loro supplici invocazioni e ricorriamo alle loro preghiere e al loro potente aiuto per impetrare grazie da Dio mediante il Figlio suo Gesù Cristo, Signore nostro, il quale solo è il nostro Redentore e Salvatore”. Infatti ogni nostra vera attestazione di amore fatta ai santi, per sua natura tende e termina a Cristo, che è “la corona di tutti i santi” e per lui a Dio, che è mirabile nei suoi santi e in essi è glorificato. La nostra unione poi con la Chiesa celeste si attua in maniera nobilissima, poiché specialmente nella sacra liturgia, nella quale la virtù dello Spirito Santo agisce su di noi mediante i segni sacramentali, in fraterna esultanza cantiamo le lodi della divina Maestà tutti, di ogni tribù e lingua, di ogni popolo e nazione, riscattati col sangue di Cristo (cfr. Ap 5,9) e radunati in un'unica Chiesa, con un unico canto di lode glorifichiamo Dio uno in tre Persone Perciò quando celebriamo il sacrificio eucaristico, ci uniamo in sommo grado al culto della Chiesa celeste, comunicando con essa e venerando la memoria soprattutto della gloriosa sempre vergine Maria, del beato Giuseppe, dei beati apostoli e martiri e di tutti i santi».




Queste realtà proposte dal Concilio permettono di comprendere il valore dell’invocazione di coloro che sono già nella gloria. È utile a questo punto fare un paragone dell’utilizzo delle litanie dei Santi con il rito della dedicazione della chiesa.1 

All’inizio del culto dedicatorio il primo rito che si incontra è la processione con le reliquie dei martiri che saranno successivamente collocate sotto l’altare prima della sua consacrazione con il Crisma. Questa processione secondo la visione che la liturgia ne offre è il simbolo del viaggio trionfale dei fedeli seguaci di Cristo vero l’eredità promessa. 

Nelle celebrazioni ricordate sopra si invoca e si contempla la schiera celeste perché porti a compimento il comitatus, iniziato dalla chiesa pellegrinante: noi cristiani immersi nel mondo ci rivolgiamo ai santi, modelli e intercessori, perché coloro che ci hanno preceduto nella gloria siano il nostro sostegno e il modello per raggiungere "la piena maturità di Cristo".2 

I santi nel loro dies natalis hanno raggiunto la Gerusalemme celeste e ora sono loro ad intervenire nelle nostre vita, quali guide capaci di mostrare la via per arrivare alla piena unione con il Cristo. 

Nell’invocazione dei santi si vuole manifestare l’intervento attivo di due assemblee, quella radunata per la celebrazione e quella dei santi invocata nella celebrazione. Entrambe sono al cospetto di Dio ed entrambe sono liturgiche perché operano qualcosa in favore del popolo. In tale contesto l’assemblea radunata costituisce l’immagine e la profezia della nuova Assemblea realizzata in quella dei santi e delle sante di Dio; l’assemblea terrestre può contare sull’intercessione dei santi per supplire ai limiti e alle mancanze dovute alla condizione di peccato.

Alla luce di quanto si è detto si può notare che la frequenza delle Litanie dei santi nella liturgia riformata dal Concilio annuncia proprio l’intervento continuo e amoroso dei testimoni del mistero pasquale di Cristo in una comunione di vita.
3

Ci piace ricordare in merito ciò che chiaramente disse Benedetto XVI in occasione della solenne celebrazione di inizio del suo ministero quale vescovo di Roma (24-04-2005):

Per ben tre volte, in questi giorni così intensi, il canto delle litanie dei santi ci ha accompagnato: durante i funerali del nostro Santo Padre Giovanni Paolo II; in occasione dell'ingresso dei Cardinali in Conclave, ed anche oggi, quando le abbiamo nuovamente cantate con l'invocazione: Tu illum adiuva - sostieni il nuovo successore di San Pietro. Ogni volta in un modo del tutto particolare ho sentito questo canto orante come una grande consolazione. Quanto ci siamo sentiti abbandonati dopo la dipartita di Giovanni Paolo II! Il Papa che per ben 26 anni è stato nostro pastore e guida nel cammino attraverso questo tempo. Egli varcava la soglia verso l'altra vita - entrando nel mistero di Dio. Ma non compiva questo passo da solo. Chi crede, non è mai solo - non lo è nella vita e neanche nella morte. In quel momento noi abbiamo potuto invocare i santi di tutti i secoli - i suoi amici, i suoi fratelli nella fede, sapendo che sarebbero stati il corteo vivente che lo avrebbe accompagnato nell'aldilà, fino alla gloria di Dio. Noi sapevamo che il suo arrivo era atteso. Ora sappiamo che egli è fra i suoi ed è veramente a casa sua. Di nuovo, siamo stati consolati compiendo il solenne ingresso in conclave, per eleggere colui che il Signore aveva scelto. Come potevamo riconoscere il suo nome? Come potevano 115 Vescovi, provenienti da tutte le culture ed i paesi, trovare colui al quale il Signore desiderava conferire la missione di legare e sciogliere? Ancora una volta, noi lo sapevamo: sapevamo che non siamo soli, che siamo circondati, condotti e guidati dagli amici di Dio. Ed ora, in questo momento, io debole servitore di Dio devo assumere questo compito inaudito, che realmente supera ogni capacità umana. Come posso fare questo? Come sarò in grado di farlo? Voi tutti, cari amici, avete appena invocato l'intera schiera dei santi, rappresentata da alcuni dei grandi nomi della storia di Dio con gli uomini. In tal modo, anche in me si ravviva questa consapevolezza: non sono solo. Non devo portare da solo ciò che in realtà non potrei mai portare da solo. La schiera dei santi di Dio mi protegge, mi sostiene e mi porta. E la Vostra preghiera, cari amici, la Vostra indulgenza, il Vostro amore, la Vostra fede e la Vostra speranza mi accompagnano. Infatti alla comunità dei santi non appartengono solo le grandi figure che ci hanno preceduto e di cui conosciamo i nomi. Noi tutti siamo la comunità dei santi, noi battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, noi che viviamo del dono della carne e del sangue di Cristo, per mezzo del quale egli ci vuole trasformare e renderci simili a se medesimo. Sì, la Chiesa è viva - questa è la meravigliosa esperienza di questi giorni. Proprio nei tristi giorni della malattia e della morte del Papa questo si è manifestato in modo meraviglioso ai nostri occhi: che la Chiesa è viva. E la Chiesa è giovane. Essa porta in sé il futuro del mondo e perciò mostra anche a ciascuno di noi la via verso il futuro. La Chiesa è viva e noi lo vediamo: noi sperimentiamo la gioia che il Risorto ha promesso ai suoi. La Chiesa è viva - essa è viva, perché Cristo è vivo, perché egli è veramente risorto. Nel dolore, presente sul volto del Santo Padre nei giorni di Pasqua, abbiamo contemplato il mistero della passione di Cristo ed insieme toccato le sue ferite. Ma in tutti questi giorni abbiamo anche potuto, in un senso profondo, toccare il Risorto. Ci è stato dato di sperimentare la gioia che egli ha promesso, dopo un breve tempo di oscurità, come frutto della sua resurrezione. 

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1 Cfr. L. Chengalikavil, «La dedicazione della Chiesa e dell’Altare», in I sacramentali e le benedizioni, edd. I. Scicolone-A. Nocent (Anamnesis 7), Marietti, Genova-Milano 2002, 91-92.
2 Direttorio su pietà popolare e liturgia. Principi e orientamenti, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2002.
3  Direttorio su pietà popolare e liturgia, n. 235: «Con il canto delle Litanie dei Santi, struttura liturgica agile, semplice, popolare, attestata in Roma fin dagli inizi del secolo VII, la Chiesa invoca i Santi in alcune grandi celebrazioni sacramentali e in altri momenti in cui si fa più fervida la sua implorazione: nella Veglia pasquale, prima di benedire il fonte battesimale; nella celebrazione del battesimo; nel conferimento dell’ordine sacro dell’episcopato, del presbiterato e del diaconato; nel rito della consacrazione delle vergini e nella professione religiosa; nella dedicazione della chiesa e dell’altare; nelle rogazioni, nelle messe stazionali e nelle processioni penitenziali; quando vuole allontanare il Maligno negli esorcismi e quando affida i moribondi alla misericordia di Dio. Le Litanie dei Santi, in cui appaiono elementi provenienti dalla tradizione liturgica insieme con altri di origine popolare, sono espressione della fiducia della Chiesa nell’intercessione dei Santi e della sua esperienza nella comunione di vita tra la Chiesa della Gerusalemme celeste e la Chiesa ancora pellegrina nella città terrena. I nomi dei Beati, che sono iscritti nei Calendari liturgici di diocesi e Istituti religiosi, possono essere invocati nelle Litanie dei Santi. Ovviamente non sono da inserire nelle Litanie i nomi di personaggi che non hanno il riconoscimento del culto».

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