giovedì 14 gennaio 2016

Dalla creazione ai Magi. Aditus e reditus nell'Incarnazione



Adorazione dei Magi, particolare dei mosaici nell'abside di santa Maria in Trastevere
commissionati a Pietro Cavallini nel 1291 dal cardinale Bertoldo Stefaneschi.

La festa dell'Epifania del Signore è tra le più solenni e ricche di temi di approfondimento per la sontuosità dei testi che si affastellano nei formulari liturgici, nelle letture bibliche e in quelle patristiche. Particolarmente degno di nota è l'accostamento tra le simbologie bibliche della luce e delle tenebre soprattutto grazie alla stella, la cui visione è per i Magi fonte di gioia. La stella che fa da guida e rifulge nella notte è anch'essa foriera di diversi messaggi teologici. Innanzitutto nella festa dell'Epifania del Signore si continua ad adorare la sua nascita nella vera carne, una nascita umile e semplice, fragile e sottomessa a tutte le miserie della lontananza dalla propria casa e e dal proprio ambito di vita comune. Dai testi della solennità dell'Epifania si evince facilmente che la nascita di Gesù non è un evento che riguarda solo i figli del popolo d'Israele ma è un evento che dice qualcosa anche al mondo “esterno” di coloro che non appartengono al resto d'Israele e quindi per l'intera umanità di cui sono i rappresentanti i Magi stessi. In quanto uomini in ricerca, e non antesignani dei moderni millantatori da oroscopo, nel ricercare la stella e ricollegarla alla nascita di un re, sono coloro che riconoscono nella creazione l'opera del Creatore, la sua “firma” indelebile per cui ricercare la stella e i fenomeni a essa legati significa fare un percorso di ricerca a ritroso che rimanda all'opera creatrice di Dio perché «i cieli narrano la gloria di Dio» ( Sal 19, 2). 

Adorazione dei magi, Ravenna


Mentre la stella rivela un un re e i magi si mettono in cammino fino a giungere dinnanzi al Bambino avvolto in fasce e deposto in una mangiatoia dall'altra parte si vedono due tendenze, quella degli scribi e dei dottori della legge che con le loro parole fanno della Parola un semplice atlante quasi ad essere loro le vere guide per i Magi ed Erode che al sentore di un usurpatore del suo regno prende coscienza e agisce come contro un nemico. Due tipi di personaggi che spesso noi incarniamo quando cerchiamo di togliere di mezzo un Dio che viene a spodestarci dalla sovranità sulle nostre esistenze, un “nemico” che però è il re pacifico che tutti vogliono lodare, «Rex pacificus magnificatus est, cuius vultum desiderat universa terra» e anche «Magnificatus est Rex pacificus super omnes reges universae terrae» (antifone dei Salmi dei I Vespri di Natale).
La stella ed il suo legame con la creazione, quasi segno visibile che interroga l'uomo perché possa compiere il suo viaggio verso la verità che c'è dietro l'essere, mi spinge ad interrogarmi su un particolare della storia dell'arte, la porta di san Ranieri di Bonanno Pisano custodita nel Museo dell'Opera della cattedrale di Pisa, realizzata tra il 1180 e il 1181, in bronzo e proveniente dal transetto destro della Cattedrale di Santa Maria Assunta di Pisa. Essa è costituita da ventiquattro formelle fissate da cornici applicate alla struttura lignea di sostegno con chiodi ferrei nascosti da rosette di bronzo. Le formelle illustrano scene del Nuovo Testamento secondo una lettura dal basso verso l'alto. Le mosse del nostro contributo partono dall'ultima formella in basso a destra della porta. La formella in questione presenta in alto a destra l'indicazione magis ed è composta da due scene. La prima meno evidente e di formato minore è una sequenza tripartita che racconta la creazione, il peccato originale e la cacciata dal paradiso terrestre. 



  Su una “via” sopraelevata che funge quasi da arco sovrastante la scena iniziale della creazione dell'uomo e della donna si stagliano le figure dei tre Magi che a cavallo, seguendo la stella raggiungono il bambino Gesù. Ma questo lo sappiamo dal Vangelo e non dall'immagine fusa da Bonanno che infatti degrada lasciando un senso di incompiutezza nella formella che così è orientata verso la  scena della Natività nella formella successiva. L'interrogativo è sul perché Bonanno abbia voluto rappresentare i Magi in cavalcata verso Betlemme costruendo una scena su due livelli di cui quello inferiore è dato dalla creazione/peccato originale/cacciata dal paradiso.
Cominciamo con il dire che la formella ci consegna l'idea di un percorso dinamico e riassuntivo della storia della salvezza perché all'aditus che inizia con la creazione, dalla cacciata del paradiso inizia un percorso ideale dell'historia salutis che viene ripreso nel reditus dalla via che i Magi percorrono verso la città di Davide.



Con il Catechismo della Chiesa Cattolica ricordiamo il nostro legame con Adamo e con il suo peccato:

«Tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo. San Paolo lo afferma: “Per la disobbedienza di uno solo, tutti sono stati costituiti peccatori” (Rm 5,19); “Come a causa di un solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte, così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno peccato” (Rm 5,12). All'universalità del peccato e della morte l'Apostolo contrappone l'universalità della salvezza in Cristo: “Come dunque per la colpa di uno solo si è riversata su tutti gli uomini la condanna, così anche per l'opera di giustizia di uno solo si riversa su tutti gli uomini la giustificazione che dà vita” (Rm 5,18)»

All'universale condizione di peccato sancita da Adamo il Catechismo affianca l'universale opera di salvezza realizzata da Cristo con la passione, la morte in croce e la Risurrezione al terzo giorno; ad Adamo si sostituisce il “nuovo Adamo” (1 Cor 15,21-22.45). E così leggendo l'inno del comune della Beata Vergine Maria, il Gloriosa Domina, nella seconda strofa leggiamo

Quod Eva tristis abstulit,
tu reddis almo germine;
intrent ut astra flebiles,
sternis benigna semitam.



La gioia che Eva ci tolse
ci rendi nel tuo Figlio
e dischiudi il cammino
verso il regno dei cieli.

Attraverso la nascita dalla Vergine torna a noi nel Figlio la gioia tolta dal peccato originale e si apre davanti a noi il nuovo cammino verso il Regno, che è Gesù stesso.
Nella
lettura di questo ciclo figurativo di Bonanno di Pisa ci pare quindi di vedere un percorso molto chiaro che ci sembra perfettamente sintetizzato nel n. 2 della Lumen Gentium:

«L'eterno Padre, con liberissimo e arcano disegno di sapienza e di bontà, creò l'universo; decise di elevare gli uomini alla partecipazione della sua vita divina; dopo la loro caduta in Adamo non li abbandonò, ma sempre prestò loro gli aiuti per salvarsi, in considerazione di Cristo redentore, “il quale è l'immagine dell'invisibile Dio, generato prima di ogni creatura” (Col 1,15). Tutti infatti quelli che ha scelto, il Padre fino dall'eternità “li ha distinti e li ha predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo, affinché egli sia il primogenito tra molti fratelli” (Rm 8,29). I credenti in Cristo, li ha voluti chiamare a formare la santa Chiesa, la quale, già annunciata in figure sino dal principio del mondo, mirabilmente preparata nella storia del popolo d'Israele e nell'antica Alleanza, stabilita infine “negli ultimi tempi”, è stata manifestata dall'effusione dello Spirito e avrà glorioso compimento alla fine dei secoli. Allora, infatti, come si legge nei santi Padri, tutti i giusti, a partire da Adamo, “dal giusto Abele fino all'ultimo eletto”, saranno riuniti presso il Padre nella Chiesa universale».

Dunque il parallelo tra la creazione/peccato originale/cacciata dal paradiso e la cavalcata dei Magi, l'aditus e il reditus cui accennavamo sopra, si giustifica proprio nel considerare la condizione umana che tutti ci accomuna in Adamo, il peccato che segna la separazione da Dio e il mistero dell'Incarnazione che segna la cifra del nostro riscatto per l'opera della redenzione che da esso prende le mosse, come in Rm 5,16 «E nel caso del dono non è come nel caso di quel solo che ha peccato: il giudizio infatti viene da uno solo, ed è per la condanna, il dono di grazia invece da molte cadute, ed è per la giustificazione».
Quindi come dopo la caduta di Adamo l'eterno Padre non ha fatto mancare «gli aiuti per salvarsi, in considerazione di Cristo redentore» in Bonanno si vede che questo cammino riconquista la meta con i Magi che si affrettano a raggiungere Betlemme dove il “nuovo Adamo” è giunto per ristabilire la salvezza. I Magi corrono verso la meta del riscatto alla fonte della grazia, "quod Eva tristis abstulit" è ora riconquistato nell'adorazione che i magi fanno del Bambino avvolto in fasce. Questo percorso è velatamente descritto anche nei testi del Natale e dell'Epifania.





I prefazi natalizi rappresentano il percorso della formella della porta di san Ranieri in tre tappe. Il prefazio I del Natale afferma infatti «Nel mistero del Verbo incarnato è apparsa agli occhi della nostra mente la luce nuova del tuo fulgore, perché conoscendo Dio visibilmente, per mezzo suo siamo rapiti all’amore delle realtà invisibili», così come la stella appare ai Magi che corrono ad adorare il nuovo Re che è nato così per noi che celebriamo il Natale “rifulge una luce” (cfr. l'antifona d'ingresso della messa dell'Aurora Lux fulgebit) che l'incarnazione. In modo ancora più incisivo il mistero della redenzione è ricollegato alla realtà della carne di Cristo e del riscatto realizzato nella sua perfetta umanità nel prefazio II del Natale, «Nel mistero adorabile del Natale, egli, Verbo invisibile, apparve visibilmente nella nostra carne, per assumere in sé tutto il creato e sollevarlo dalla sua caduta». La terza tappa del percorso è data dal III prefazio del Natale in cui si riassume il mistero grande della carne umana che è assunta dal Verbo e di noi che grazie a lui siamo innalzati alla dignità di figli di Dio: «In lui oggi risplende in piena luce il misterioso scambio che ci ha redenti: la nostra debolezza è assunta dal Verbo, l’uomo mortale è innalzato a dignità perenne e noi, uniti a te in comunione mirabile, condividiamo la tua vita immortale». Il percorso si chiude, o idealmente si apre, con il prefazio dell'Epifania in cui Cristo finalmente è definito luce del mondo nel quale si rivela a tutti il mistero di salvezza con il quale nell'assunzione della nostra carne mortale si apre l'accesso all'«immortalità divina».1

I magi in adorazione, Ravenna



1«Oggi in Cristo luce del mondo tu hai rivelato ai popoli il mistero della salvezza, e in lui apparso nella nostra carne mortale ci hai rinnovati con la gloria dell’immortalità divina».

venerdì 1 gennaio 2016




 A tutti i lettori e le lettrici del mio blog
porgo i miei più cari auguri di un sereno anno nuovo!

Buon 2016!!!



O Vergine che hai generato il Dio Salvatore, 
io ti prego per essere liberato dalle avversità,
perché ora, ricorrendo a Te, 
innalzo la mia anima e la mia mente.
O sola divina Madre, 
rendi degno il mio corpo infermo 
e la mia anima di una tua visita e della tua provvidenza,
come buona Genitrice di Colui che è buono

(Canone Paraklitikòs alla Madre di Dio)
 



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Chiesa di Nostra Signora (Onze-Lieve-Vrouwekerk) a Bruges, in Belgio.

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