mercoledì 23 agosto 2017

Astitit Regina! La regalità di Maria e la Chiesa regina eterna



Santa Maria antiqua al Foro romano, la Theotokos in trono
Dopo la riapertura del meraviglioso sito di santa Maria antiqua al Foro romano si è avuto modo di riflettere e pensare alla straordinaria testimonianza storica, artistica e architettonica di queste vestigia pre-iconoclaste nel pieno centro della Roma Pagana. Un dettaglio ha colpito la nostra immaginazione e per la sua fascinazione ci ha condotto su piste già esplorate da grandi illustri studiosi e teologi ma che sicuramente aprono il passaggio ad altre nuove possibilità di approfondimento. Nel percorso di visita in santa Maria Antiqua sì è potuto godere di presentazioni a led sulle pareti stesse dell’antico tempio mariano. Nelle cappelle laterali ciclicamente immerse nel buio si poteva osservare sulle pareti una didascalia completa che riguarda il luogo e la sua decorazione. Nell’abside, delle apposite illuminazioni permettono di evidenziare la stratigrafia pittorica. Ed è proprio qui che le luci evidenziano una particolarità dell’iconografia romana ovvero quella di rappresentare Maria, assisa in trono con il Bambino e rivestita di paludamenti e monili imperiali/regali. Grandi immagini gerarchiche tipiche delle icone destinate al culto nella Città Apostolica. 

Cappella Altemps, Madonna della Clemenza, Basilica di santa Maria in Trastevere

Vedere questi affreschi pre-iconoclasti e vedere in santa Maria Antiqua la Theotokos in trono con vesti regali ha ricondotto la memoria all’iconografia mariana romana, molto varia e differenza di quella cristologica stabilmente radicata in una pressoché conforme rappresentazione del Signore. Nell’antica basilica di santa Maria in Trastevere si trova nella cappella Altemps la grande icona, così detta della Clemenza, che raffigura la Madre di Dio in trono, con il Bambino in braccio due angeli alle spalle e il committente in nimbo quadrato ai suoi piedi. L’icona su tavole ricoperte di tela presenta la Madre di Dio vestita allo stesso modo regale delle precedenti Nel livello inferiore di san Clemente in Laterano, nella navata laterale destra della precedente basilica, si trova una piccola nicchia con un affresco, del IX sec. circa, raffigurante la Madre di Dio con le stesse fattezze di quella osservata in santa Maria antiqua.
Madonna in trono, sec. IX ca, San Clemente al Laterano, basilica inferiore.

La regalità di Maria è poi in forma sublime presente in opera musica nelle absidi della stessa santa Maria in Trastevere e  di santa Maria Maggiore. L’antica basilica trasteverina presenta quindi in due esempi monumentali la Vergine Maria in abbigliamento regale inserita in una precisa cornice cristologica come si evince dalla scena dell’abside. L’ultimo esempio rimonta all’epoca di Anastasio II bibliotecario che nella cappella di san Nicola in Laterano, un tempo oratorio dei frati francescani penitenzieri dell’Arcibasilica Cattedrale di san Giovanni, oggi inglobata nella parte antica (XVII-XVIII) del Pontificio Seminario Romano Maggiore in quella che è nota come Cappella della Fiducia (1916) per via della piccola immagine ovale su rame che troneggia sull’altare. L’immagine della Theotokos in trono è in affresco, restaurato nel XIX secolo e ultimamente. Gli originali di questo affresco sono conservati in alcune tavole custodite nella Biblioteca Apostolica Vaticana (Barb. Lat. 2738). La Madre di Dio è in trono ammantata in modo regale con il Bambino in grembo i due angeli alle spalle e i committenti inginocchiati in nimbo quadrato. L’opera si deve all’antipapa Anacleto II e ricalca l’immagine di santa Maria in Trastevere di cui era cardinale presbitero titolare.[1] 
 
Theotokos in trono nella cappella della fiducia del Pontificio Seminario Romano Maggiore di Roma

Cosa unisce le immagini regali della Madre di Dio? Perché la loro rappresentazione in vesti sontuose si trova con particolare ricchezza e conformità stilistica nelle grandi Chiese dedicate a Maria in Roma?

Con le dovute cautele volendo parlar dell'iconografia mariana cui sono stati già dedicati numerosi studi di livello (ricordiamo di confrontare lo studio di M.G. Muzj,
«L'iconografia absidale mariana della chiesa indivisa quale locus theologicus», Theotokos 16 (2008) 21-62) riteniamo che la risposta sia in un testo di Ratzinger che citando i lavori del grande H. Rahner, afferma

Soprattutto Hugo Rahner ha mostrato in modo grandioso a partire dalle fonti, che tutta quanta la mariologia è stata pensata e impostata dai padri prima di tutto come ecclesiologia: la Chiesa è vergine e madre, essa è concepita senza peccato e porta il peso della storia, essa soffre e nondimeno è già ora assunta in cielo. Molto lentamente si rivela nel corso dello sviluppo successivo che la Chiesa è anticipata in Maria, in Maria è personificata e che viceversa Maria non sta come individuo isolato chiuso in se stesso, ma porta in sé tutto quanto il mistero della Chiesa. La persona non è chiusa individualisticamente e la comunità non è compresa collettivisticamente in modo impersonale; entrambe si sovrappongono l'una all'altra in modo inseparabile.[2]

Secondo lo studio di Rahner[3] la vita di Maria e la Chiesa sono accumunate dallo stesso percorso per cui Maria è ricolma di grazia, si trova sotto la croce ed è destinata alla gloria. Tutto passa attraverso il mistero della croce e anche la Chiesa si trova su questa linea quale dispensatrice della grazia che riceve dal Signore, come madre dei dolori in quanto presente sotto la croce dove si ha il suo inizio dal fianco squarciato del Cristo morente, ed è destinata, nel già e non ancora, alla gloria presso il Signore come regina eterna. Come Maria la chiesa è vergine e madre,[4] unita alla Sposo con un fede incorrotta che deve mantenere e custodire tale e madre di una moltitudine di credenti attraverso il lavacro di rigenerazione e la conformazione a Cristo morto e risorto (Rm 6). Ecco quindi dove ci riportano gli studi di H. Rahner, al centro della questione ecclesiologica che riconduce alla Mariologia ovvero alla Cristologia[5] secondo lo schema che egli propone


grazia  --->  croce ---> gloria


Una presentazione di Maria non individualista che sta al centro di un mistero di Redenzione e non di un culto personalistico o di una celebrazione del sé e delle “grandi opere” che Dio ha compiuto in Lei. Il cardinale va avanti sulla linea di H. Rahner e afferma:

Questo vale già per la donna dell'Apocalisse, così come appare nel capitolo 12: non è corretto limitare questa figura esclusivamente in modo individualistico a Maria, perché in lei è insieme contemplato tutto quanto il popolo di Dio, l'antico e il nuovo Israele, che soffre e nella sofferenza è fecondo; ma non è neppure corretto escludere da questa immagine Maria, la madre del Redentore. Così nella sovrapposizione fra persona e comunità, come la troviamo in questo testo, già è anticipato l'intreccio di Maria e Chiesa, che poi è stato lentamente sviluppato nella teologia dei Padri e finalmente ripreso dal Concilio. Che più tardi entrambe si siano separate, che Maria sia stata vista come un individuo ricolmato di privilegi e perciò da noi infinitamente lontano, la Chiesa a sua volta in modo impersonale e puramente istituzionale, ha danneggiato in eguale misura sia la mariologia che l'ecclesiologia. Operano qui le divisioni, che il pensiero occidentale ha particolarmente attuato e che per altro hanno i loro buoni motivi. Ma se vogliamo comprendere rettamente la Chiesa e Maria, dobbiamo saper ritornare a prima di queste divisioni, per comprendere la natura sovraindividuale della persona e sovraistituzionale della comunità proprio là, ove persona e comunità vengono ricondotte alle loro origini a partire dalla forza del Signore, del nuovo Adamo. La visione mariana della Chiesa e la visione ecclesiale, storico-salvifica di Maria ci riconducono ultimamente a Cristo e al Dio trinitario, perché qui si manifesta ciò che significa santità, cosa è la dimora di Dio nell'uomo e nel mondo, cosa dobbiamo intendere con tensione "escatologica" della Chiesa.


Ratzinger spostando poi l’attenzione al capitolo VIII della Lumen Gentium[6] continua:

Così solo il capitolo di Maria porta a compimento l'ecclesiologia conciliare e ci riporta al suo punto di partenza cristologico e trinitario. Per dare un assaggio della teologia dei Padri, vorrei a conclusione proporre un testo di sant'Ambrogio, scelto da Hugo Rahner: “Così dunque state saldi sul terreno del vostro cuore!... Che cosa significa stare, l'apostolo ce lo ha insegnato, Mosè lo ha scritto: ‘Il luogo, sul quale tu stai, è terra santa’. Nessuno sta, se non colui che sta saldo nella fede... ed ancora una parola sta scritta: ‘Tu però sta saldo con me’. Tu stai saldo con me, se tu stai nella Chiesa. La Chiesa è la terra santa, sulla quale noi dobbiamo stare... Sta dunque saldo, sta nella Chiesa. Sta saldo colà, ove io ti voglio apparire, là io resto presso di te. Ove è la Chiesa, là è il luogo saldo del tuo cuore. Sulla Chiesa si appoggiano i fondamenti della tua anima. Infatti nella Chiesa io ti sono apparso come una volta nel roveto ardente. Il roveto sei tu, io sono il fuoco. Fuoco nel roveto io sono nella tua carne. Fuoco io sono, per illuminarti; per bruciare le spine dei tuoi peccati, per donarti il favore della mia grazia”.

Alla luce di quanto riportato possiamo quindi contemplare la regalità di Maria, dopo il concilio festeggiata nell’ottava dell’Assunzione, il 22 agosto. Contempliamo Maria, Madre e Regina nei vari frammenti iconografici citati ma in essi possiamo e dobbiamo vedere rifulgere anche la Chiesa nella sua natura e nella sua particolare effigie regale.
Riflettendo su come sia rappresentata la postura della Madre di Dio, seduta sì in trono con Gesù in grembo ma in una posizione quasi innaturale che lo fa sembrare in piedi e per cui anche la posizione della Madonna - come si vede particolarmente nella tavola di santa Maria in Trastevere - risulta segnata dalla verticalità, M.G. Muzj annota: 



«[T]ale è il grande “luogo” simbolico - che è anche locus theologicus -, della Vergine Maria: la Madre non compie alcuna azione, se non quella implicita di presentare al mondo Gesù, il Figlio di Dio; è la verticalità stessa della sua figura che fa di lei la testimone e l’annunciatrice di quell’asse vivente di mediazione tra la terra e il cielo che è il Verbo incarnato» (G.M. Muzj, «L'iconografia absidale mariana», 50).


Le parole di M.G. Muzj ci aiutano a vedere la Theotokos nella sua tacita e imprescindibile presenza nella teologia e nel culto cattolico e permettono di leggere l'essenza della chiesa anch'essa impegnata a presentare lo Sposo quale madre del corpo mistico; anch'essa "inerme" perché la Chiesa, al di là di tante pastoralità, vere o presunte tali, non compie nessuna azione se non quella di "presentare al mondo Gesù" e lo fa in funzione della grazia e del passaggio attraverso il mistero di passione, morte e risurrezione del Cristo Signore. In questo la Chiesa è "l’annunciatrice di quell’asse vivente di mediazione tra la terra e il cielo che è il Verbo incarnato"

Una serie di suggestioni vengono per esempio dall’inno In Dedicatione Ecclesiae maggiormente noto con il suo incipit Urbs Ierusalem beata,[7] testo risalente al VII-VIII secolo circa. Riferendosi a Ef 2,20, 1Pt 2,5 e Ap 21 l'inno crea una visione quasi estatica della Chiesa nel momento in cui si sta celebrando o ricordando la consacrazione di una struttura terrena, immagine e simbolo di quella celeste cui tutti dobbiamo anelare. Ricorrono i temi delle vesti splendenti, delle pietre preziose e in generale dell’essere ammantata per andare incontro al proprio sposo, come nella seconda strofa
Nova véniens e cælo, nuptiáli thálamo præparáta, ut intácta copulétur Dómino. Platéæ et muri eius ex auro puríssimo.[8] Il testo nella sua interezza è sì un chiaro riferimento alla tipologia della Chiesa ma è un vero e proprio manuale di ecclesiologia e di Cristologia che fa della Chiesa nella sua dimensione regale ed eterna una manifattura preziosa nelle mani del costruttore.[9] Scrive H. Rahner che:

La chiesa è regina eterna non solo nel senso che essa un giorno, dopo il compimento delle faccende terrene entra in quella unione definitiva con il Re Cristo, per la quale unione essa costruisce quale genitrice il corpo del Signore, e verso la quale anela nel pianto e nella sofferenza. La teologia dei padri del primo Medioevo va più a fondo, in quanto l’escatologia della chiesa inizia già ai primordi.[10]


Questo vuol dire che contemplare l’icona di Maria regina ci rimanda alla chiesa regina eterna, ma permette di vedere sovrapposte la cristologia con l’ecclesiologia (mariologia) sull’orizzonte dell’escaton, di quelle realtà ultime che nella speranza la Chiesa celebra e attende nel dispiegarsi dell’anno liturgico, in continua tensione verso quella Gerusalemme del cielo, che discende da Dio come una sposa adorna per il suo Sposo. 
Pensiamo in conclusione che nell'alveo delle lotte iconoclaste, che videro la Chiesa di Roma e il suo Patriarcato staccarsi definitivamente da un Oriente politicamente e teologicamente nemico (eretico) la presenza a Roma di icone mariane di effigie regale e la loro sovrapposizione con l'idea patristica della Chiesa Regine eterna, come la definisce Rahner, siano due movimenti di un unico processo di nuova autocomprensione che la Chiesa, e in particolare la Chiesa di Roma, ha fatto su di sè (cfr. Rahner, Mater ecclesia, 37-38). Sulla stregua di Gregorio Magno che scrivendo a Sereno di Marsiglia spiegava il valore didattico delle immagini più che la loro precisa pertinenza al culto, i fedeli di Roma che potevano venerare queste immagini della Madre di Dio in trono e in vesti regali potevano vedere/immaginare anche una Chiesa Madre del corpo mistico e Regina in funzione dell'unico Re che è il Capo, Sposa impegnata a mantenere intatto il depositum, la retta dottrina di verità, che è il Cristo.






[1] Medioevo letto, scavato, rivalutato. Studi in onore di Paolo Peduto, edd. R. Fiorillo-C. Lambert (Schola Salernitana, Medioevo scavato 7), All'insegna del giglio, Borgo S. Lorenzo [Firenze], 2012, 241; La pittura medievale a Roma 4. Riforma e tradizione 1050-1198, S. Romano-M. Andaloro, Jaca Book 2006, 290-292; Arte e iconografia a Roma. Da Costantino a Cola di Rienzo, S. Romano-M. Andaloro, Jaca Book 2000, 182.


[2] J. Ratzinger, Intervento del Cardinale J. Ratzinger sull’ecclesiologia della costituzione “lumen Gentium” al convegno internazionale sull’attuazione del Concilio ecumenico vaticano II promosso dal comitato del Grande Giubileo dell’anno 2000, Domenica 27 febbraio 2000, cfr. http://www.vatican.va/roman_curia/congregations/cfaith/documents/rc_con_cfaith_doc_20000227_ratzinger-lumen-gentium_it.html [ultimo accesso 31-07-17].

[3] Possiamo leggerne una sintesi in H. Rahner, Mater ecclesia. Inni di lode alla Chiesa tratti dal primo millennio della letteratura cristiana, Jaca Book, Milano 2011, 13-46.

[4] LG 64: «Orbene, la Chiesa contemplando la santità misteriosa della Vergine, imitandone la carità e adempiendo fedelmente la volontà del Padre, per mezzo della parola di Dio accolta con fedeltà diventa essa pure madre, poiché con la predicazione e il battesimo genera a una vita nuova e immortale i figli, concepiti ad opera dello Spirito Santo e nati da Dio. Essa pure è vergine, che custodisce integra e pura la fede data allo sposo; imitando la madre del suo Signore, con la virtù dello Spirito Santo conserva verginalmente integra la fede, salda la speranza, sincera la carità».

[5] LG 60: «Uno solo è il nostro mediatore, secondo le parole dell'Apostolo: “Poiché non vi è che un solo Dio, uno solo è anche il mediatore tra Dio e gli uomini, l'uomo Cristo Gesù, che per tutti ha dato se stesso in riscatto” (1 Tm 2,5-6). La funzione materna di Maria verso gli uomini in nessun modo oscura o diminuisce questa unica mediazione di Cristo, ma ne mostra l'efficacia. Ogni salutare influsso della beata Vergine verso gli uomini non nasce da una necessità oggettiva, ma da una disposizione puramente gratuita di Dio, e sgorga dalla sovrabbondanza dei meriti di Cristo; pertanto si fonda sulla mediazione di questi, da essa assolutamente dipende e attinge tutta la sua efficacia, e non impedisce minimamente l'unione immediata dei credenti con Cristo, anzi la facilita».


[6] LG 53: «Infatti Maria vergine, la quale all'annunzio dell'angelo accolse nel cuore e nel corpo il Verbo di Dio e portò la vita al mondo, è riconosciuta e onorata come vera madre di Dio e Redentore. Redenta in modo eminente in vista dei meriti del Figlio suo e a lui unita da uno stretto e indissolubile vincolo, è insignita del sommo ufficio e dignità di madre del Figlio di Dio, ed è perciò figlia prediletta del Padre e tempio dello Spirito Santo; per il quale dono di grazia eccezionale precede di gran lunga tutte le altre creature, celesti e terrestri. Insieme però, quale discendente di Adamo, è congiunta con tutti gli uomini bisognosi di salvezza; anzi, è “veramente madre delle membra (di Cristo)... perché cooperò con la carità alla nascita dei fedeli della Chiesa, i quali di quel capo sono le membra”. Per questo è anche riconosciuta quale sovreminente e del tutto singolare membro della Chiesa, figura ed eccellentissimo modello per essa nella fede e nella carità; e la Chiesa cattolica, istruita dallo Spirito Santo, con affetto di pietà filiale la venera come madre amatissima».


[7] Liber Hymnarius cum invitatoriis et aliquibus responsoriis, Abbaye Saint-Pierre de Solesmes-Desclée, Solesmes-Tournai-Paris 1983, 247-248.

[8] «Viene nuova dal cielo, preparata per il talamo nuziale, perché pura si unisca al Signore. Le sue piazze e le mura sono d’oro purissimo».

[9] Quarta strofa: «Tunsiónibus, pressúris expolíti lápides suis coaptántur locis per manum artíficis; disponúntur permansúri sacris ædifíciis - Le pietre levigate da colpi e da tribolazioni sono inserite nei loro posti per mano del costruttore; sono collocate per rimanere in eterno nei sacri edifici».


[10] Rahner, Mater ecclesia, 40.

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