domenica 25 febbraio 2018

Recensione a "Liturgia grande sistema di comunicazione" di Bruno Cescon


B. Cescon
Liturgia grande sistema di comunicazione. 
Il potere comunicativo della liturgia nella modernità 
CLV-Edizioni liturgiche 2017 (=BEL.S  183).

Descrizione del volume

 
Il libro, che si articola su otto capitoli, affronta l’analisi dell’uomo della modernità dinnanzi alla liturgia, mostrando interesse a chiarificare prima di tutto qual è il concetto di modernità cui si fa riferimento e come in essa si colloca la persona (capitolo primo). Dall’uomo della modernità si passa all’uomo dell’esperienza liturgica, l’uomo moderno che si trova di fronte all’esperienza religiosa in generale e che in quanto credente e orante è immerso nell’esperienza liturgica, di quell’azione di culto che lo avvolge come soggetto e come oggetto dell’amore di Dio, che di essa e in essa rimane sempre il protagonista (capitolo secondo). La sintesi del percorso è esposta nel capitolo terzo in cui si presenta la relazione e collaborazione dell’aspetto intellettivo umano con il parallelo bisogno di trascendenza, dell’individuo moderno che non sacrifica la sua razionalità in un atto di culto ma la eleva nella fede e nella liturgia che riportano la ragione umana alla coscienza di sé e dei suoi limiti. Fatte queste premesse l’autore accompagna il lettore nell’intento di sviscerare la natura comunicativa della liturgia (capitolo quarto). Si tratta per la liturgia di una potenzialità, di una capacità intrinseca in quanto atto di comunicazione di entrare in contatto con il credente e di arricchirlo di “informazioni”, atto che è l’attingere alle fonti della fede e della salvezza in Cristo. Una potenzialità comunicativa che ha i suoi limiti e i suoi rischi (secolarizzazine, pensiero razionalista, ecc…) proprio in rapporto con la modernità in cui si incarna. Una liturgia che trasmette un contenuto e compie ciò che proclama nella sua peculiare performatività sia attraverso i celebranti sia attraverso i signa sensibilia che la caratterizzano. L’autore entra poi nella dinamica comunicativa della liturgia declinata attraverso le dinamiche stesse del linguaggio religioso e liturgico. La potenza dell’eucologia e del per ritus et preces di SC 48 passa attraverso il tessuto del quotidiano della Chiesa, della fragilità della comunicazione e delle parti umane, caduche e deficitarie che intervengono al dialogo costruito dal rito e dall’azione vivificante di Dio. In questo si percepisce come la comunicazione in atto nella liturgia sia una traditio fidei come è chiaro dalla scelta dell’autore di riferirsi alla liturgia come ad una summa theologiae celebrata. Un’esperienza liturgica che non può essere rinchiusa nel locus amoenus  dell’edificio dedicato ma che necessita di quell’Ite missa est che esplode in un annuncio delle grandi opere che Dio ha compiuto per noi e in un adesione a Cristo Signore, morto e risorto per la nostra salvezza.  Conformarci a Lui a partire dal culto sorgivo, suscita l’urgenza, l’urget nos di una liturgia che è «un atto etico che esige comportamenti etici. Conseguenza non secondaria dunque è che la liturgia, proprio in quanto azione, si rivela quale esperienza etica in atto e nello stesso tempo fonte di esistenza buona» (capitolo quinto). Negli ultimi capitoli (sesto, settimo e ottavo) l’Autore consente al lettore e al ricercatore di impostare una ponderata e seria riflessione del rapporto strumentale che oggi la liturgia può avere con le moderne tecniche di comunicazioni sociali e multimediali.

La navigazione nell’interrete non fa altro che riportarci a considerare che la liturgia è una rete comunicativa, universale ed efficace e che in quanto tale essa va rispettata e messa a frutto perché essendo rete fisica di comunicazione in un tempo e in uno spazio, oggi con confini certamente più labili ed estesi ma non meno decisivi, essa si inserisce a pieno titolo nelle pieghe di ogni contesto comunicativo moderno perché essa ha una funzione e un fine proprio dove c’è l’uomo, nel suo tempo e nel suo attuale “areopago”.

Metodo


Per l’ambito di ricerca che sia antropologica che teologica Cescon ha messo in atto una distinzione un metodo adeguato alle due aree di osservazione e analisi. L’Autore ha così proposto due itinerari di ricerca di cui il primo fenomenologico-trascendentale che si occupa di rispettare i fenomeni nel loro palesarsi (modernità/liturgia) e dalla loro osservazione oggettiva passare poi a comprenderne “il loro essere profondo” per ricavarne il senso ontologico e poi trascendentale grazie all’introspezione che ne manifesta l’essenza in un percorso che va dalla verità logica alla verità ontologia e da questa alla verità teologica. I fatti sono intellegibili e sensibili nella loro essenza e l’uomo tramite intelletto e parola li esplicita comunicandone l’essenza.Particolare attenzione è data all’applicazione del metodo dell’abduzione che proprio dall’osservazione dei fenomeni cerca di far avanzare una tesi esplicativa (Peirce) questa tesi dinnanzi al “fatto sorprendente” della liturgia/modernità «spingono il ricercatore a formulare delle ipotesi quale tentativo di soluzione del problema; […] dalle ipotesi deduce, immagina le conseguenze possibili; successivamente le verifica empiricamente». Nella sua fase deduttiva l’abduzione consente al lettore di «ipotizzare le condizioni di possibilità di incontro tra la liturgia e la modernità senza dimenticare che ciò che riguarda la liturgia si colloca nell’ambito della fede».

Prospettive

La lettura di questo testo suscita la percezione di accostarsi a un ideale trittico.   Da una parte l’autore presenta il mondo moderno e come in esso l’uomo, il contemporaneo, si pone per poi mettere in dialogo l’uomo moderno con la liturgia e l’esperienza. Tre categorie che permettono di leggere tutta la realtà liturgica, sia a livello teologico, di quella solida e sana teologia liturgica che fa del culto non un orpello ma l’essenza stessa della vitalità della chiesa e dei fedeli, di una liturgia che si offre al credente come «fonte e ragione di vita e sostiene la vitalità di ciascuno e della comunità».

Uomo moderno

            L’uomo moderno è capace di accedere alla liturgia solo se si parte dalla sua aderenza nella fede a Cristo Signore. Infatti se oggi ci si chiede in quali condizioni siano le religioni o meglio il rapporto di adesione dell’uomo moderno alle religioni, sempre di più si sente parlare di un revival del sacro, di come sempre più gente sceglie di accedere ai culti e alle pratiche religiose; non si può non interrogarsi su questo e la risposta non può che essere una puntualizzazione. Una modernità razionalista e incredibilmente lontana dalla scienza quando ancora si professa positivista, del “se non è verificabile non si può credere/non esiste”, presenta oggi le caratteristiche di un uomo moderno che getta via lo scientismo e si rifugia in un sacro e in una sacralità indubbiamente degna di nota ma che non corrisponde con la scelta di sequela del Cristo risorto o con la pratica liturgica. Per l’uomo moderno la liturgia è quindi esperienza, reale percezione e possibilità di incontro con il Cristo morto e risorto, della «esistenza concreta della persona [che] entra nella celebrazione e si apre a Cristo per essere portata a Dio Padre». Un’esperienza che tramite la Parola, i sacramenti e la liturgia trova la sua chiave ermeneutica il ponte che unisce la persona umana, credente nel contesto attuale, con l’oggetto della fede. Parlare dell’uomo moderno e del suo rapporto con il culto cristiano significa riferirsi all’uomo delle nostre società razionaliste e formalmente lontano e ferocemente critico nei confronti della religione e delle sue espressioni (storia, arte, letteratura).
In un tale contesto l’avvicinarsi dell’uomo alla religione appare come il tentativo di tarpare le ali all’intelletto umano, quasi che il rivolgersi a Dio, espresso nelle linee delimitate e precise della liturgia cristiana, sia l’anticamera di un olocausto della mente razionalista al Signore e Creatore. Evidentemente l’accesso dell’uomo moderno alla liturgia è il campanello d’allarme e trasmette il sentore di un declino irrazionale, di un’esondazione del metafisico in una sfera che già l’ha debellato. Quindi l’atteggiamento che si riscontra è il desiderio di liberarsi della religione, così come paradigmaticamente espresso da Nietzsche e dal tema del finis christianismi.

Liturgia

Allora chi vuol conoscere l’uomo moderno deve partire dall’uomo della liturgia secondo la pressante distinzione per cui la celebrazione non è una porzione dell’esistenza cristiana ma ne è la sua fonte.

Esperienza

Nell’esperienza liturgica si comprende quindi non solo ciò di cui si fa esperienza, ovvero Dio, ma anche colui che esperisce cioè l’uomo. In questa ottica l’atto liturgico mantiene l’unità tra i due soggetti nella differenza, in un rapporto profondo tra Dio e l’uomo in quanto è Dio che agisce per la salvezza. Ciò tende a eliminare o ridurre il soggettivismo liturgico del Dio fatto a propria immagine e somiglianza, a proprio uso e consumo. Ciò che alla modernità farebbe molto comodo perché sarebbe un prodotto umano, circoscrivibile e razionale e non più immenso e oltre la ragione. L’esperienza liturgica include i due soggetti nella distinzione come emerge dalla struttura dialogale della celebrazione perché Dio è persona.
 
Liturgia grande sistema di comunicazione. Solo se si percepisce la liturgia in questo modo si può arrivare a capire che non si è dinnanzi a una sovrastruttura o a un sollazzo per fedeli devoti ma si è di fronte all’intervento stesso di Dio che accoglie l’uomo e lo invita a scegliere di riconoscere la sua rivelazione. Che sia un sistema di comunicazione, non significa ridurla a trasmissioni di nozioni ma riconoscerla come una realtà viva che entra in contatto con la nostra cultura per riconoscere ciò che in essa è conforme al Vangelo e 

«[I]l Vangelo è un taglio - una purificazione, che diviene maturazione e risanamento. È un taglio che esige paziente approfondimento e comprensione, cosicché esso sia fatto nel momento giusto, nella fattispecie giusta e nel modo giusto, che esige quindi sensibilità, comprensione della cultura dal suo interno, dei suoi rischi e delle sue possibilità nascoste o anche palesi. Così è evidente che questo taglio "non è affare di un momento, al quale dovrebbe poi semplicemente seguire una ovvia maturazione", ma è necessario un continuo paziente incontro fra il Logos e la cultura, mediato dal servizio dei credenti» (J. Ratzinger

per continuare a far sì che la liturgia nihil aliud sit quam honor deditus Deo sed hominibus propter Deum.

Il giorno 21 febbraio alle ore 11 nella sala Capitolare del Pontificio Ateneo sant'Anselmo di Roma il testo riportato è stato la presentazione del libro che ha pronunciato il sottoscritto.

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